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Il periodo è decisamente grigio. Occorre dare una scossa alla situazione con una bella serata, spensierata e mangereccia. Questi requisiti si trovano facilmente a Garlenda, all’Osteria dei Bischeri. Entriamo e, prima cosa, salutiamo il mitico Aldo, patron del locale, vero toscanaccio, sempre molto cordiale e simpatico. Qui si usa ordinare senza l’ausilio di alcuna carta perché sarà Aldo in persona ad elencarci le proposte della sua cucina.
Per quel che ci riguarda, si comincia sempre con un Giro di antipasti. Un primo piatto misto composto da larghe e spesse fette di prosciutto tartufato, salame, prosciutto crudo, un’ottima pancetta, triangoli di formaggi vari abbinati al miele e sottilissime fette di mele e kiwi. Un buon piatto. Il secondo giro, che chiude gli antipasti, comprende un piatto con un fine strato di polenta arricchito con tartufo, taleggio, pepe nero ed un filo d’olio toscano. Idea originale. Peccato che con tutto questa abbondanza di affettati non ci sia del pane all’altezza. Il cestino contiene fette di pane sciocco, come dicono i toscani, insipido e, aggiungo io, leggermente secco. Come ho detto, un vero peccato.
Per la scelta dei vini ci siamo affidati ad Aldo. L’unica nostra richiesta è stata quella di rimanere su di un Chianti. Ci viene proposto un Chianti classico del Granducato del 2004. Un ottimo, ma veramente ottimo vino da 13 gradi, corposo quanto basta, perfetto per la nostra abbuffata di carne. Per il mio socio, invece, più propenso per i bianchi, Aldo consiglia uno Chardonnay Villa Antinori del 2005 della Tenuta dei Marchesi Antinori. Un bianco toscano da 12 gradi, servito fresco nel suo cestello, morbido e di buona persistenza aromatica. Unico appunto? Un pelo più fresco sarebbe stato perfetto.
Ed ora la scelta tra la variegata proposta di primi. Dessi retta alla mia volontà li assaggerei tutti. Ne scegliamo un paio, da mettere in mezzo al tavolo e condividere. Delle Pappardelle al ragù toscano e dei Fagottini di ricotta e spinaci al tartufo nero e taleggio. Pappardelle di ottima fattura, rigorosamente fatte in casa, perfetta la cottura e ragù molto saporito, personalmente migliore di quello tradizionale. Eccezionali i fagottini. Anche questi fatti in casa, delicatissimi, con un ripieno corposo, ma non eccessivo ed un condimento che si abbina perfettamente. L’ottima pasta ripiena viene esaltata dal sugo cremoso e molto saporito del tartufo e taleggio. Gran piatto.
La serata scorre via liscia, stiamo mangiando bene, l’atmosfera è piacevole come al solito ed il servizio è perfetto, informale quanto basta, ma professionale. Il bello, però, deve ancora venire.
Si passa ai secondi. Ecco cosa abbiamo ordinato. Uno Stinco di maiale, una Costata ed un assaggio di Spezzatino di chianina. Giusto per non farci mancare nulla.
La prima a presentarsi al nostro tavolo è signora…la Costata. Per contorno delle Patate aromatizzate al forno, fagioli borlotti e verdure lesse miste. Piatto eccezionale. Carne da sballo, tenerissima, si taglia quasi con la forchetta, gusto esagerato. Questo piatto, da solo, basterebbe per giustificare la visita in questo ristorante. Una libidine per occhi e palato. Nel frattempo arriva lo Stinco di maiale, leggermente rosso, con un contorno di Patate al forno. Ottimo cosciotto, della serie Obelix. Sostituisce la costata che viene riportata sulla brace per mantenere la cottura. Dopo una decina di minuti, ecco che torna la nostra costata. La servono al tavolo su tagliere, già suddivisa in bocconcini, ma non senza l’immancabile osso con intorno la sua ambitissima polpa. Chiudiamo il nostro giro di secondi con lo Spezzatino di Chianina. Ci viene servita una grande e calda terrina in terracotta con all’interno corposi pezzi di carne chianina annegati nel sugo ottenuto con pomodori pelati, brodo vegetale, vino rosso, cipolla, verdure, aromi vari ed olio evo. Ricorda, in qualche modo, una rivisitazione della Scottiglia, un piatto della tradizione contadina toscana, dove venivano cotti i pezzi meno nobili della carne. Ovvio che con l’utilizzo della chianina il livello di questo piatto fa il botto.
Ora non ci resta che aspettare l’arrivo del solito menestrello che, con la sua chitarra, allieta le serate dei Bischeri. La nostra attesa non dura molto. Comincia a girare per i tavoli, canta una canzone, due, tre e poi fa un pit-stop per un bicchier di vino. Avanti così fino a mezzanotte passata. Cantiamo di tutto, si passa dal solito repertorio revival fino alle canzonette in dialetto (ligure e romano). Anche questa volta, come sempre del resto, tutti i tavoli (nessuno escluso) partecipano alla festa.
Ordiniamo i dolci. Solita Coppetta di gelato alla crema per il mio socio, una Torta dei Bischeri con cioccolato, pinoli ed uvetta ed una Mousse di cioccolato magro. Dolci buoni, ben fatti. Aldo ci offre un doppio giro di limoncini di loro produzione.
E’ il momento del conto. Il totale è pari a 206 euro. Ecco il dettaglio: quattro antipasti 36 euro; due assaggi di primi 18 euro; lo stinco di maiale per due 14 euro; la costata per due 52 euro; lo spezzatino per quattro 32 euro; il Chianti 18 euro; lo Chardonnay 16 euro; due bottiglie di acqua 6 euro; due caffè 2 euro; tre dolci 12 euro e doppio giro di limoncino offerto.
La spesa pro capite è corposa, lo so, siamo a poco più di cinquanta euro, ma direi ampiamente giustificata dall’atmosfera accattivante del locale e dall’alto livello della loro cucina. Mi rivolgo, in particolare, ai veri amatori della carne. Questa osteria va assolutamente provata, vi assicuro che non resterete delusi.
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