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Dopo la piacevolissima serata in occasione della rappresentazione del teatro della Tosse, decidiamo di tornare ad Apricale, ma questa volta solo per cena. I soci sono gli stessi della volta scorsa. Siamo, quindi in quattro adulti più le due pargole. Prenotiamo per le 20.
Lasciata l’auto in un parcheggio posto ad una cinquantina di metri oltre il cuore “arroccato” del paese, ci avviciniamo al locale facendo quattro passi in relax tra i pittoreschi “carruggi” del borgo. Ho già mangiato da Bacì tanti anni fa e mi ricordo un bel locale, sotto strada, molto caratteristico ed intimo. A sorpresa scopriamo che, nella stagione estiva, il locale si trasferisce all’aperto e sviluppa i propri tavoli direttamente sulla piazza centrale del paese.
Un simpatico e disponibile cameriere ci accoglie e ci indica il nostro tavolo. Prima, piccola, delusione perché la seconda è decisamente più grande. Oltre a ricordarmi una location diversa, mi ricordavo anche una cucina molto diversa. Cucina sì del territorio, ma estremamente curata e di qualità. Purtroppo le sensazioni iniziali, poi il menù proposto ed infine i piatti assaggiati ci lasceranno, come si suol dire, con l’amaro in bocca. Giusto per rimanere in tema culinario.
Forse i piatti più invitanti sono stati quelli serviti alle pargole, un piatto di Gnocchetti all’Apricalese con un ragù di coniglietta, pomodoro fresco ed olive taggiasche ed una Milanese con patatine fritte.
Ah, dimenticavo il bere e qui non si sbaglia con una (prima) bottiglia di Syrah Isola d’oro della Cantina Sociale Corbera. Un ottimo rosso proveniente dall’entroterra agrigentino.
Per noi quattro adulti un Antipasto misto degustazione, forse il piatto più triste della serata. Un trittico di assaggini composto da un quadrotto di polenta con funghi, un timballo di riso dal sapore non pervenuto ed un peperone ripieno. Veramente poca roba, oltretutto mal impiattata se si pensa che a mo’ di decorazione sono presenti un desolato pomodorino pachino tagliato in quattro ed un’ancor più disperata unica foglia di radicchio. Proprio no! Anche il cestino del pane non è dei più esaltanti.
La cena si risolleva leggermente con il secondo giro di piatti. Le due signore hanno scelto il Coniglio al Rossese e la Toma di vera vacca pascolante con confettura e crema balsamica, mentre per noi due maschietti il Sarchiappone. Uno dei piatti forti del loro menù, non è altro che un porcazzone (incrocio amoroso tra un cinghiale ed una maialina) servito all’interno di un arbanella, con una fetta di pane tostato e cotto insieme a verdure di stagione e cipolla caramellata. Non male! Con questi piatto arriva anche la seconda bottiglia di Syrah. Ottimo.
Chiudiamo la serata con l’immancabile dolce della casa, le Pansarole con lo zabaione. Un solo piatto da mettere in mezzo ed attingere. Veramente buone. Meno buoni i due Sorbetti al limone, troppo liquidi.
Per finire, due caffè ed altrettanti ammazzacaffè. E’ giunto il momento del conto. La spesa complessiva è pari a 169.50 euro con questo dettaglio: nessun coperto (cosa buona e giusta); due bottiglie di Syrah 35 euro con un ottimo rapporto Q/P; una bottiglia di acqua 1.50 euro; la milanese con le patatine 10 euro; gli gnocchi 7.50 euro; i quattro antipasti 40 euro; i due Sarchiapponi 28 euro; il coniglio 13 euro; la toma 10 euro; le pansarole 6.50 euro; i due sorbetti addirittura 12 euro; i due digestivi alle erbe 6 euro ed il caffè offerto.
Non ho trovato il conto particolarmente eccessivo, ma piuttosto sproporzionato, troppi piatti discutibili ed una qualità media decisamente inferiore rispetto a quel che mi ricordavo. Un vero peccato!
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