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Giornata a quattro, con i nostri due amici e senza prole. Il programma prevede una prima tappa a Genova, al Palazzo Ducale per la mostra “Dagli impressionisti a Picasso”, carina, ma non entusiasmante, un discreto giro per i negozi di via Venti e chiusura a cena ad Arenzano, al ristorante “La Kascia”.
La struttura (un tempo, o forse ancora una discoteca) si trova direttamente sull’Aurelia, per noi che arriviamo da Genova Ovest, vale l’uscita autostradale di Genova Voltri, si prosegue sulla SS1 e, dopo una decina di minuti, la si trova sulla sinistra, a picco sul mare. Il parcheggio scordatevelo, qui si lascia l’auto nei parcheggi liberi a bordo strada. Una scalinata ci conduce giù verso l’ingresso.
Il locale ha una zona esterna attrezzata per il periodo estivo, tutta arroccata sulla scogliera che gode di una vista apertissima, ma la vera particolarità rimane al suo interno. Dopo una prima sala che comprende un paio di tavoli ed il lungo bancone bar, un breve corridoio porta verso la seconda sala, la principale, completamente ricavata nella roccia. In sostanza una vera e propria galleria dove un tempo transitava la vecchia linea ferroviaria. Decisamente affascinante.
La location è proprio come avevamo immaginato, ma onestamente, con tali presupposti, ci aspettavamo un’atmosfera più intima e raccolta. Solo il fatto di prevedere anche la pizza e di conseguenza le grandi tavolate, i bambini ed i compleanni, questo priva l’ambiente di quel fascino che, a nostro parere, meriterebbe un posto simile. Ma comunque sono scelte e vanno rispettate.
Veniamo accolti molto gentilmente e condotti al nostro tavolo che, come richiesto, si trova “in galleria”. La festa di compleanno c’è veramente e…si fa sentire.
Anche la presenza di una mini grotta, dal soffitto molto basso, per un solo tavolo, fa pensare ad un certo tipo di atmosfera. L’arredo, le grandi tv appese ed una mise en place ordinaria, con centro tavola in legno per la pizza al metro, confermano, però, la mia prima impressione, della serie “vorrei un locale fascinoso, ma poi mi perdo”. Forse anche il periodo dell’anno non aiuta, molto probabilmente, in estate, l’impatto è più fashion.
Una simpatica cameriera ci chiede quali fossero le nostre intenzioni (cucina o pizza) e poi ci lascia curiosare il loro menù.
Innanzitutto il bere, un paio di bottiglie di acqua ed una prima bottiglia di vino bianco. Ne sceglieremo un paio e spazieremo lungo la nostra penisola a cominciare da un vino siciliano, un Leone Tasca d’Almerita. Un buon vino, da 13.5 gradi, discretamente profumato.
Iniziamo con una serie di antipasti. Parto io con una Zuppetta di cozze e vongole, un fondo ovale con una porzione decisamente abbondante di cozze e vongole, annegate in un sughetto leggermente rosso e molto piccante, con tre fette di pane tostato a bordo piatto. Molto, ma molto buone.
Mia moglie ed il mio socio si dividono l’Antipasto per due di questa sera che prevede un tris degli antipasti presenti sulla carta: un sashimi di ricciola con semi di sesamo, del salmone ed il polpo con gallette di patate, capperi ed olive taggiasche. Forse il piatto meno entusiasmante della cena, non cucinato male, ma poco convincente nel sapore.
L’ultimo antipasto è stato quello più apprezzato, una Composizione di gamberi e gamberoni, già puliti, ben presentati tutti arroccati uno sull’altro e su di una base di finocchi ed arancia. Ottimi!
Diciamo che col primo giro di piatti, i dubbi sulle intenzioni della gestione sono stati aiutati dalla bontà dei risultati in cucina.
Prima del secondo giro di piatti, ordiniamo la seconda bottiglia di vino. Come detto, si spazia da sud a nord e quindi ora scegliamo uno Sharis “Bianco delle Venezie” di Livio Felluga. Un vino da 12.5 gradi, un punto meno del precedente, ma che ci ha conquistato. Ottimo!
Per il mio socio ed il sottoscritto lo stesso piatto, Gnocchi “Kascia”. Un’abbondante porzione di gnocchetti fatti in casa, piccoli e dalla cottura perfetta, conditi con gamberi, vongole, pomodorini pachino ed una spolverata di prezzemolo. Veramente molto buoni.
Gli altri due piatti sono un Pescato del giorno ed un Fritto di calamari e gamberi. Il pescato di questa sera è un’ombrina, delicata, cotta al forno, accompagnata da carciofi saltati e presentata in un piatto “sporco” di nero di seppia che fornisce quella marcia in più al piatto. Il fritto è presentato in una sorta di cestino di carta da pane e comprende una porzione (modesta) di calamari, gamberi, verdurine croccanti e cipolla in pastella.
Siamo ai dolci, solo un paio che poi ci divideremo. Un ottimo Tiramisù presentato in una coppa Martini che prevede l’utilizzo dei savoiardi e con un mascarpone eccezionale. Una Panna cotta alle fragole, buona, ma meno invitante.
Chiudiamo la nostra cena con un paio di caffè ed altrettanti limoncini. E’ giunto il momento del conto. La spesa complessiva è pari a 189 euro con il seguente dettaglio: reparto (penso sia il coperto) 8 euro; due bottiglie di acqua 6 euro; i due vini 48 euro (direi sproporzionati); l’antipasto per due 26 euro; i gamberi 10 euro; la zuppetta 10 euro; i due gnocchi 30 euro; il pescato 16 euro; il fritto 15 euro; i due dolci 10 euro; due caffè 4 euro ed i due limoncini 6 euro.
A mio avviso un conto non proprio economico. La bontà dei piatti non si discute, la location decisamente particolare ed intrigante (con tutti i suoi se ed i suoi ma) di sicuro incide, ma rimane comunque la sensazione di aver pagato qualcosina di troppo.
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