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Pranzo di Natale in famiglia, nel nostro entroterra ligure. E’ da un po’ di tempo che vorremmo provare l’”Osteria del Rododendro” ed alla fine ci siamo riusciti.
Una breve premessa: non amo particolarmente sperimentare nuovi locali durante le festività, qualsiasi esse siano, perché penso si mangi molto meglio in giornate “normali”. Detto questo, proseguiamo.
L’agriturismo si trova a Montegrosso Pian Latte, un piccolo comune di poco più di cento abitanti, ad una trentina di km da Imperia. La struttura comprende l’osteria che si sviluppa su tre piani, ma anche la possibilità di affittare una camera per la notte.
La loro cucina è parte integrante della “Strada della cucina bianca – Civiltà delle Malghe”, un percorso gastronomico che attraversa le Alpi Marittime fino al Cuneese ed alle valli occitane. Arriviamo per la mezza.
Siamo in cinque più la pargola. Ovviamente il menù è già stato pensato. Il nostro tavolo è nella saletta intermedia, carina, semplice, ma curata. Sulla tavola il cestino del pane, discreto e dell’ottimo Pan fritto presentato a mo’ di girella ed insaporito al suo interno con dello speck.
Acqua naturale e gasata. Da bere è previsto del buon Ormeasco. Direi che va benissimo.
Il nostro pranzo comincia con un grande piatto composto da un Antipasto misto: tortello di verza, cotechino con lenticchie, sformatino di polenta ed erbette, riso venere aromatizzato con porcini e tartufo nero, aspic natalizio ed infine uno scrigno di carciofi e baccalà. Un antipasto contraddistinto da alti e bassi. Molto piacevoli lo sformatino di polenta e lo scrigno di carciofi, meno entusiasmante, invece, l’aspic natalizio composto da pollo, verdura e l’immancabile gelatina. Anonimo, purtroppo, il riso venere che mi sarei aspettato molto più intrigante.
Si prosegue con un tris di primi: Ravioli di toma con pesto alle erbe aromatiche, buoni, forse solo un po’ appesantiti dall’eccessiva presenza di formaggio; Fagottini di erbe crude all’olio extravergine di oliva, ben fatti, ma il top viene raggiunto con le Pappardelle al ragù di lepre, molto saporite ed al tempo stesso delicate, tanto da richiederne il bis.
A seguire, dopo una piccola e doverosa pausa, il tris dei secondi: Magatello agli agrumi e Pigato, taglio pregiato di manzo, cucinato come merita, delicato, ma senza, per questo, perdere di sapore; Cappone al melograno, riuscito molto bene, non facile da rendere gustoso, ma la missione è stata compiuta ed infine delle ottime Lumache al profumo di menta. Stranamente, almeno per le mie esperienze, un tris di secondi che sbaraglia il campo nei confronti dei primi piatti.
Nel frattempo la bottiglia di Ormeasco è stata bissata.
Per proseguire sul fil rouge dei trittici, chiudiamo il nostro pranzo natalizio con un Tris di dolci: vellutata di cachi, cremino alla liquirizia e gelato di castagne. Tre piccoli assaggi di tre dolci esageratamente buoni. Tutti particolari, ma direi riusciti alla perfezione. Ottimi!
Per festeggiare il Natale nel pieno delle tradizioni non possono mancare frutta secca, cubaita, pandoro con gocce di cioccolato e spumantino.
Ancora un caffè, del Mandarino al posto del più tradizionale Limoncello e poi il conto. La spesa complessiva è di 165 euro, per la precisione, 30 euro per noi cinque adulti e 15 euro per la pargola che ha usufruito del menù solo in parte.
Spesa decisamente onesta. Tutto sommato un’esperienza positiva, una cucina molto tradizionale, ma che sembra non disdegnare qua e là rivisitazioni più contemporanee. La gestione è giovane e disponibile. Rimango comunque della mia idea e vorrei provare questo locale in un’altra occasione meno…speciale.
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