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Cena con amici di Torino ed Imperia, in tutto siamo in nove, sei adulti più tre pargole più o meno della stessa età. Torniamo al “Nero di Seppia” in località Borgo Foce. Splendido borgo recentemente ristrutturato. Il nostro tavolo, questa volta, è nell’ultima sala con vista sulla grande vetrata della cucina. Sala spaziosa, discretamente appartata dove le bimbe possono giocare tranquillamente senza dare noia agli altri tavoli.
All’appello manca ancora l’altra famiglia di Imperia e, per ingannare l’attesa, veniamo omaggiati di un flûte di buon Valdobbiadene con annesso finger food di verdurine in pastella. Molto gradito.
Quando la tavolata è al completo, ci viene a trovare il proprietario, sempre gentilissimo, munito dell’ormai consolidata “tavolozza” per esporci il menù della serata.
Per cominciare un paio di bottiglie di acqua naturale e gasata, il loro ottimo cestino del pane fatto in casa, morbido e croccante e due diverse bottiglie per soddisfare i gusti di tutti. Per noi maschietti un Fiano di Avellino dell’azienda vinicola Mastroberardino, un bianco da 12.5 gradi, lievemente fruttato e con un accenno di barrique. Per le signore, invece, una bolla, un Valdobbiadene D.O.C.G. Varaschin Superiore. Due ottime etichette con un altrettanto ottimo rapporto qualità/prezzo.
Per le bimbe un piatto ridotto di Trofie al pesto, buona la cottura, pesto genuino fatto da loro.
Ed ora noi adulti. Cominciamo dalle tre signore. Una Crudità del pescato ai sapori liguri di primavera, piatto light con un trittico di ombrina, tonno e salmone. Piatto freschissimo, lasciato volutamente “nature”, con un filo d’olio evo e (volendo) un accenno di pepe e/o limone. Un Polpo grigliato su crema di fagioli di Bagnasco. Polpo tenerissimo, appena scottato ed accompagnato, oltre alla crema, da un’insalatina di cipolla rossa di Tropea. Gran piatto. La mia signora, invece, sceglie una certezza, il Frittino di acciughe locali con panissa e salsa ravigote. Una corposa porzione di deliziose acciughe in frittura con contorno di bocconcini (ancora tiepidi) di panissa e con una salsina speziata adattissima per un “puccio”, servita in un elegante bicchierino di vetro.
Per me ed i miei due soci un sostanzioso Fritto di paranza. Una frittura mista che, a colpo d’occhio, sembra composta principalmente da verdurine in pastella tagliate a julienne, ma poi, sotto il primo strato, scoverete calamari, gamberi, un paio di signorine e qualche pesciolino. Portata impegnativa che, personalmente, consiglio di scegliere come piatto unico, se mai accompagnato, come nel nostro caso, da una fresca Insalatina di carciofi crudi che sgrassa e non impegna. Alla fine le insalatine di carciofi saranno tre.
Ed ora i dolci. Un Tiramisù, una Panna cotta alla nutella, una Torta con crema pasticcera e pesche ed un Sorbetto alla mela verde e Calvados. Tutti dolci di loro produzione, direi buoni con la solita nota di merito per il loro tiramisù.
Ancora un paio di caffè e quindi il conto. Il totale è di 204 euro, arrotondato poi a 200 euro, così distinto: sei coperti (niente per le pargole) 9 euro; tre bottiglie di acqua 6 euro; il Valdobbiadene 18 euro; il Fiano 20 euro; le tre trofie ridotte 21 euro; la crudità di mare 18 euro; il polpo grigliato 14 euro; le acciughe fritte 13 euro; i tre fritti 48 euro; le tre insalate di carciofi 15 euro; i tre dolci 15 euro; il sorbetto 4 euro e due caffè 3 euro. Flûte ed appetizer iniziale, come detto, gentilmente offerti.
Direi un conto più che onesto anche se, ad onor del vero, abbiamo preso sostanzialmente un solo piatto a testa. Atmosfera, qualità e gentilezza al servizio del cliente. E’ sempre un piacere.
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