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Mi trovo ad Albaro, quartiere residenziale di Genova, con moglie, figlia e suoceri. Zona del tutto sconosciuta e, quindi, per una pausa pranzo accettabile decido di affidarmi all’intuito ed alle mie sensazioni. Durante una breve passeggiata passiamo davanti ad un’osteria che sembra interessante, entro ed avverto un’atmosfera ancor più invitante, allora chiedo se possono tenerci un tavolo per la mezza, ringrazio, saluto e proseguo la passeggiata.
Quando ci ripresentiamo alla Vegia Arba, questo è il nome del locale, ci accolgono molto gentilmente e ci fanno accomodare nell’unica saletta a disposizione. Ambiente raccolto, arredo semplice, ma curato ed un’atmosfera familiare, come ho già detto, molto piacevole, direi esattamente quel che ti aspetti quando stai per entrare in una tipica osteria della tradizione genovese.
La saletta conta circa una quarantina di coperti e la caratteristica principale la si può notare sulla grande parete a sinistra completamente tappezzata di antichi proverbi in dialetto. Scopriremo, in seguito, che il locale è anche sede dell’Associazione Culturale Amici di Albaro. Il proprietario, molto gentile e premuroso, si occupa della gestione della clientela, mentre la sorella dirige la cucina.
Innanzitutto la pargola, per lei un piatto di Mezze lune di borragine al burro e salvia. Molto buone. Da bere un paio di bottiglie di acqua naturale ed altrettante caraffe, da mezzo litro, del loro Vino bianco della casa. Vino leggero, fermo, molto fresco e piacevole.
A noi viene proposto un Antipasto misto della casa che decidiamo di provare. Si tratta di un piatto composto da una fetta di salame, una piccola torretta di insalata russa (molto buona) con sopra una fettina di pomodoro fresco, una zucchina sottile in pastella, della panissa tagliata a fiammifero e due frittelline di pane ed olive nere. Una composizione molto tradizionale, ma direi ben riuscita, soprattutto per quel che riguarda i fritti. Ad accompagnare il piatto un più che discreto cestino del pane.
A seguire un primo e tre secondi. Io decido per un Tagliolino nero con ragù di moscardini. Un ottimo piatto, mai semplice quando è presente il nero di seppia, equilibrato, saporito ed abbondante.
Mia moglie ed i miei suoceri scelgono, invece, le Seppie tiepide con patate. A prima vista una piatto un po’ triste, monocolore, decisamente poco invitante, ma poi il sapore conquista tutti e ribalta completamente la prima impressione.
Siamo così giunti ai dolci, tutti ovviamente di loro produzione. La nostra pargola sceglie la Panna cotta al caramello: densa il giusto, buona. Per me, invece, la Torta di nocciole e cioccolato: molto, ma molto burrosa, ma credo sia necessario per renderla morbida al palato. Il “gruppo delle seppie” sceglie compatto anche questa volta, un Sorbetto alla mela verde e Calvados.
E’ ora di tornare a casa, chiediamo ancora quattro caffè ed il conto che viene monopolizzato da mia suocera. La spesa totale è di 112 euro così calcolata: 25 euro pro capite per noi quattro adulti e 12 euro per pasta e dolce della bimba.
Un conto decisamente onesto. E’ stata proprio una piacevolissima scoperta che merita ancora un altro passaggio capitassimo nei paraggi.
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