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…vai alla Scheda Ristorante ⇒
Sto tornando verso casa in compagnia della mia signora, dopo una giornata per negozi in centro a Sanremo. L’idea sarebbe quella di cenare in casa. Sarebbe, appunto. Durante il tragitto di ritorno mi viene in mente di andare a trovare il mitico Vincenzo e la mia proposta viene accettata immediatamente.
Vincenzo, è il proprietario del ristorante “Torrione”, a Santo Stefano al mare. Un personaggio! Simpaticissimo, decisamente stravagante e con una risata a dir poco contagiosa. Il suo locale è stato ricavato all’interno di un tennis club. Se percorrete l’Aurelia, in direzione Sanremo, qualche centinaio di metri dopo la deviazione per scendere verso il lungomare di Santo Stefano, troverete una strada alla vostra destra che vi porterà fino sotto il ristorante. Per la vostra macchina avete a disposizione circa una ventina di parcheggi privati sottostanti il locale e, da quando la sua clientela è aumentata a dismisura, un intero campo da tennis trasformato in decine di posti auto.
Ho scoperto questo locale tanti anni fa, durante le mie trasferte del campionato di calcio a 5. Venivamo qui, si per giocare, ma da buone forchette il clou della serata era il dopo partita, con le gambe sotto il tavolo e Vincenzo che ci intratteneva.
L’arredamento del ristorante non è nulla di speciale. Hanno cominciato con una saletta creata intorno alla grande griglia per la brace. Man mano che gli affari aumentavano, anche la saletta incrementava i propri coperti. Grazie ad una tenso struttura è nata una seconda sala, sottostante la prima, da poter aprire d’estate e chiudere durante l’inverno con l’ausilio di pannelli trasparenti e delle stufette a “fungo”. Da un paio d’anni si sono allargati anche verso una terrazza sopra il campo/parcheggio con un’altra decina di coperti, disponibili solo d’estate.
Come dicevo il locale non è particolarmente curato, ma la “sostanza” è di primissima qualità. Ristorante adattissimo per gli amanti della brace. Pesce, carne e verdure. Finisce tutto sulla griglia. In aggiunta, ma solo su ordinazione, una spettacolare paella valenciana. Niente fritti, di nessun tipo, non chiedeteli neanche perché Vincenzo si innervosisce.
Ma torniano a noi. E’ un Venerdì sera e, visto l’idea improvvisa, non abbiamo prenotato. E’ relativamente presto e ci sono buone speranze di trovare ancora un tavolo libero. Siamo fortunati.
L’immancabile inizio di ogni nostra cena da Vincenzo, consiste nelle sue deliziose Bruschette. Fette di pane casereccio, una strofinata d’aglio, cotte sulla griglia, con sopra fette di pomodoro fresco e foglioline di profumatissimo basilico. Il sapore che acquistano grazie all’utilizzo della brace è unico.
Discorso vini. La cantina non è fornitissima, le etichette che vengono proposte sono quasi sempre le stesse. La scelta è si limitata, ma i vini presenti sono abbastanza affidabili. Decidiamo per un Muller Thurgau Alto Adige dell’azienda Santa Margherita. Un bianco fermo del 2004, da 12 gradi, fresco e delicato.
Proseguiamo la nostra cena con dei Totani alla griglia per mia moglie. Dei semplici, ma tenerissimi e saporiti anelli di totani lasciati semplicemente abbrustolire sulla brace, poche spezie ed un piattino di insalata di carciofi per contorno.
Per me la storica Zuppa di Lucia. Un bagnetto di cozze e vongole servito in una scodella di vetro, perfetta per raccogliere il prelibato sughetto, il tutto accompagnato da fette di pane tostate sulla brace da sgranocchiare con i pesci oppure ancora meglio, se preferite, da inzuppare.
Avendo trovato l’unico tavolo disponibile vicino al bancone della brace di Vincenzo, scambiamo due chiacchiere con lui. Ogni sua frase è chiusa con una risatina che non può non metterti di buon umore. Passiamo ai secondi.
Mia moglie ordina un Branzino alla griglia. Anche il pesce cotto rigorosamente sulla brace. Fresco, tenero e molto, ma molto saporito. Merito della qualità del pesce, ma anche della capacità di Vincenzo nel grigliarlo. Contorno di patate al cartoccio.
Io, invece, mi lancio sul piatto, fiore all’occhiello del ristorante: la Costata di bue. Sul menù è indicata per almeno due persone, ma se siete delle buone forchette e, come il sottoscritto, amate la carne alla brace, la si può ordinare anche singolarmente. La particolarità di questa portata consiste nei tempi del servizio. Portano al tavolo il pezzo intero di carne, ne tagliano tre, quattro fettine e se lo riportano via. Questo per almeno due o tre viaggi, senza ovviamente far passare troppo tempo tra un viaggio e l’altro. Con gli ultimi pezzi viene lasciato nel piatto anche l’osso con tutta la sua prelibata carne intorno, da aggredire con le mani. In questo modo riescono a mantenere la carne sulla brace ed ogni volta che la servono è sempre calda, cotta ed in crosta al punto giusto.
Discorso dolci non particolarmente meritevole. Niente di speciale da recensire. Chiudiamo la nostra cena con due caffè, ma nessun ammazzacaffè. E’ giunto il momento di pagare il conto. Di solito viene portato al tavolo direttamente da Vincenzo ricoperto da una manciata di cioccolatini. Dice che aiutano ad “addolcire” la spesa. In realtà non ce ne è alcun bisogno. Il totale è 69 euro: due bruschette 3 euro; i totani 9 euro; la zuppetta 8 euro; il branzino 12 euro; la costata (vi ricordo che la porzione è per due) 23 euro; il Muller Thurgau 12 euro e due caffè 2 euro.
La sensazione, ogni volta che usciamo da questo ristorante, è sempre quella di aver mangiato molto bene e di aver speso veramente poco.
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