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Dopo moooolto tempo (troppo) ritorno al ristorante Il Torrione, a Santo Stefano al mare, dall’amico Vincenzo. L’occasione si presenta grazie all’organizzazione di una cena mista tra amici e colleghi. Riguardo a percorso e descrizione della location vi rimando alle mie precedenti recensioni. Mi sento solo di aggiungere una nota relativa all’ambiente: rispetto alla mia ultima visita ho trovato il locale più curato, pur mantenendo un certo stile casereccio, ho notato un discreto passo avanti sotto il profilo dell’immagine. Sicuramente positivo. Questa sera siamo in dieci. Il nostro tavolo è nella sala principale, “fronte griglia”, ma sufficientemente defilato per non essere troppo avvolti dai profumi della brace.
Tanto per cominciare un antipastino per tutti. Io, insieme ad altre quattro persone, scelgo le storiche Bruschette di Vincenzo: fetta di pane casereccio, tostato sulla brace, sulla quale viene sfregato abbondante aglio (volendo si può evitare) e completata con pomodoro fresco e basilico. Ci viene servito un vassoio ovale dentro il quale si contano un paio di bruschette a testa. La bruschetta rimane di altissimo livello, anche se l’ho trovata un pelino meno entusiasmante di come me la ricordavo. Ma proprio volendo essere pignoli!
Due ragazze ordinano i Calamari alla griglia: altro vassoio unico sul quale c’è una porzione di calamari sufficiente non per due, ma almeno quattro persone. La qualità della materia prima e la tecnica di cottura è eccezionale, prima una scottata dei calamari interi sulla brace, poi la preparazione degli anelli ed infine un’ultima passata sulla griglia. Il tutto accompagnato da un’insalatina mista che male non fa. Buonissimi.
Per chiudere la serie degli antipasti, una porzione di Muscoli alla marinara ed una decina di Rostelle di capra. Entrambi i piatti molto affidabili, onnipresenti nel menù del Torrione, cucinati perfettamente, soprattutto le rostelle.
Da bere partiamo con una bottiglia di rosso. La carta dei vini non è troppo ampia. Vorremmo un Nero d’Avola, ma la cameriera, peraltro simpaticissima e disponibilissima (anche a sottostare alle nostre continue menate) capisce un’altra cosa e ci porta un Nebbiolo. Poco male, partiamo con questo, forse un pò pesantuccio, ma buono. Le ragazze preferiscono il bianco e decidono per uno Chardonnay del Collio. Personalmente non l’ho assaggiato, ma sembra molto apprezzato dal gentilsesso. Acqua si, ma poca.
La nostra cena prosegue per tutti con un secondo. Io, se vengo a trovare Vincenzo, non posso non assaggiare la sua sublime Costata di bue. Del mio stesso parere ne trovo altri quattro. Cominciamo quindi con un paio di costate (la porzione singola sarebbe generalmente per due persone) e poi vediamo. Questo piatto rimane qualcosa di esagerato e, soprattutto in queste zone, unico nel suo genere. La qualità della carne e la sua cottura sulla brace sono eccezionali. Per quel che ne so, uno dei primi locali (almeno in zona) a mantenere il “pezzo” sulla brace tra un passaggio al tavolo e l’altro, in modo da mantenere costante il sapore, la “croccantezza” e la temperatura della carne. Squisita!
Nel frattempo il vino continua a scorrere. Dopo il “misunderstanding” sulla prima bottiglia, va tutto liscio per le successive, d’ora in poi si prosegue, fino a fine pasto, con un ottimo Primitivo del 2008. Perfetto col tipo di carne scelta. Ed a proposito di carne, all’unanimità, si prosegue con l’assalto alla terza costata. Esagerata.
Chi non si butta su questo piatto, sceglie il pesce. Tre porzioni di Gamberoni argentini alla griglia ed un Branzino. Non assaggio i gamberoni, ma dall’aspetto e dai commenti dei miei compagni di viaggio sembrano riusciti molto bene, mentre ho modo di assaggiare il pesce alla griglia. Anche in questo caso la quantità è notevole. Pesce buonissimo, una gustosa, apparentemente semplice e sana cottura sulla brace e nulla più. Ad accompagnare tutte queste meraviglie un Mix di contorni, composti da carciofi freschi in insalata e verdure miste grigliate. Tutti buoni, ma senza essere la mia passione. Approfitto per ricordare ancora una volta che, in questo locale, il fritto è bandito, non aspettatevi quindi, soprattutto nei contorni, una porzione di patatine fritte.
Chiudiamo la nostra cena con un giro di dolci. Qualche porzione di Tiramisu, un paio di Cassate siciliane ed altrettanti Sorbetti al limone corretti vodka e non. Dolci buoni ed abbondanti, tutti fatti in casa. Caffè quasi per tutti e poi il conto, portato al tavolo personalmente dal mitico Vincenzo che ne approfitta per scambiare quattro chiacchiere, soprattutto col sottoscritto ricordando la nostra conoscenza di vecchia data.
La spesa totale è di 389 euro, così dettagliata: nessun coperto (bravo Vincenzo), le cinque bruschette 15 euro; due calamari 20 euro; i muscoli 8 euro; dieci rostelle 6 euro; tre gamberoni 45 euro; il pesce alla griglia 30 euro; le tre costate 105 euro; gli otto contorni vari 38 euro; cinque bottiglie d’acqua 10 euro; un onestissimo 14 euro a bottiglia, sia per il Nebbiolo che per i tre Primitivi, per un totale di 56 euro; i dieci dolci 50 euro e sei caffè 6 euro.
Solito prezzo e solita cucina più che affidabile. Confermo il consiglio dato la volta precedente riguardo la costata cucinata sulla brace. Provatela, provatela, provatela.
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