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Sono anni che vado al Torrione, a Santo Stefano al mare, ad abbuffarmi soprattutto di carne (non solo), ma non ho mai provato la loro famosa paella, tanto decantata. Propongo la cosa in ufficio e l’idea viene subito raccolta dai miei due colleghi, nonchè “compagni di merende”. Pronti via, organizziamo per Domenica sera. Siamo in sei. Per la paella occorre telefonare e prenotarla perché viene preparata solo su ordinazione. Non la troverete mai sul loro menù.
Ci accoglie l’amico Vincenzo che ci ha tenuto un tavolo nella saletta superiore, per non fumatori, la stessa del bancone della brace, per capirci. La nostra cena sarà composta esclusivamente dalla paella, innaffiata da una doppietta, in sequenza, di bottiglie di bianco, un Arneis del 2010, 12 gradi, delicato, servito freschissimo. Buono. Chiediamo anche un paio di bottiglie di acqua naturale.
La paella è servita dentro due gigantesche padellone che vengo posizionate alle due estremità del tavolo. Tanto per cominciare la vista è sicuramente appagata e la quantità è sufficiente per almeno altre due persone.
Paella rigorosamente alla valenciana, un mix di carne e pesce con una corposa presenza di peperoni rossi e gialli; peperoni saggiamentente adagiati sopra, senza essere mescolati, in modo da non rovinare, a quelli che non li tollerano, il sapore principale del piatto. Paella ricchissima con pollo, salsiccia, maiale e chorizo (insaccato piccante) per quel che riguarda la carne, ed ancora vongole, cozze, calamari, seppioline ed interi gamberoni in bella mostra ai bordi delle padelle per quel che riguarda il pesce. Il tutto insaporito dai peperoni, appunto, cipolla, piselli, una spolverata di zafferano, aromi e pepe nero. Una vera e propria goduria! Le porzioni, come ho detto, sono grandi, ma noi facciamo in modo che le padellone tornino in cucina completamente ripulite.
La nostra cena si chiude con un dolce. Solo per quattro. Ordiniamo due Tiramisù, fatti in casa utilizzando il pan di spagna, equilibrati nel sapore tra mascarpone, cacao e caffè, molto buoni, un Sorbetto alla mela verde col Calvados, ben fatto ed una Meringata col cioccolato caldo sopra, buona, ma pesantuccia, diciamo una scelta del mio collega, a mio parere, fuori stagione.
Col conto chiediamo direttamente i degestivi saltando a piè pari i caffè. Ci vengono portate sul tavolo diverse bottiglie: limoncino, liquore alla liquirizia ed il mitico Amaro del Capo, liquore di colore scuro dalle lontane origini calabresi. Nel frattempo arriva Vincenzo con il conto mimetizzato, come da tradizione, da una manciata di mini cioccolatini: 200 euro.
Spesa abbastanza equilibrata, è vero che il menù era composto eslusivamente dalla paella, ma la qualità e la quantità sono state notevoli. Dopo qualche scambio di battuta con Vincenzo (troppo simpatico, ve le consiglio, verrete catturati dalla sua contagiosa risata), paghiamo e salutiamo. Devo ammettere che, ora, la voglia di paella me la sono proprio levata. Girovagando tra i locali, qualcuna l’ho assaggiata e devo dire che, questa del Torrione, è tra le migliori assaggiate finora.
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