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Il pretesto per sperimentare il ristorante “Casa della Rocca” a Dolcedo ce lo fornisce la nostra amica Saccons con il festeggiamento del suo compleanno. Oltre alla festeggiata, siamo tre famiglie con la medesima conformazione: due adulti più pargola, per un totale di 10 persone.

Ci diamo appuntamento in piazza a Dolcedo, ma per raggiungere il locale vi rimando al “COME ARRIVARE” presente nelle Informazioni Utili. La soluzione più comoda e pratica per la macchina è lasciarla nel parcheggio adiacente lo sferisterio situato 200 metri prima.

Quando entriamo, le 20 sono passate da un po’, abbiamo i nostri tempi prima di riuscire ad incastrare tutte le pargole, ma ben presto capiamo che l’intenzione della gestione sarebbe stata quella di cominciare a servire alle 20…per tutti!!! Ops. Sappiatelo.

La location è gradevole, un’unica sala con uno stile familiare, ma molto curato. Pochi tavoli, discretamente distanziati tra loro, il nostro si trova vicino alla parete più caratteristica, con la pietra a vista, ben illuminata e protetta da una vetrata. La signora Tina, moglie dello chef Peter Dosot, dopo un’accoglienza sbrigativa, torna al nostro tavolo per illustrarci, con più calma, il menù pensato per questa sera. Ci è sembrato di capire che la loro intenzione sia quella di mantenere un certo tipo di cucina legata fortemente al territorio, ma con una personalissima rivisitazione dello chef.

A noi, quindi, tocca solo la scelta del vino. Cominciamo da un Nebbiolo Langhe dell’Azienda Agricola di Gianfranco Alessandria. Un buon rosso del 2014 da 14 gradi. Nel frattempo, per gradire, un Appetizer composto da uno spumantino servito nel flûte ed alcuni mini piattini con olive nere e paté di olive.

Il menù degustazione, composto da due antipasti, un primo, due secondi ed un dolce, può avere inizio.

Il primo piatto è un Cappuccino di piselli e salmone affumicato: una sorta di crema di piselli servita in un bicchierino con all’interno dei crostini di pane ed a fianco un mini boccone di salmone affumicato posato su di un pesto di zucchine. Piatto minimal sia per presentazione che per quantità, ma che abbiamo apprezzato tutti.

Non ci siamo dimenticate le pargole, per loro l’ordinazione è partita immediatamente. Considerata la particolarità del menù proposto, abbiamo pensato a qualcosa di molto semplice, una porzione di Pasta al pomodoro. Arrivano tre piatti di spaghetti, ottimi ed abbondanti, a dire il vero avremmo preferito della pasta corta, ma le pargole si arrangiano egregiamente.

La nostra cena prosegue col secondo antipasto, un Carpaccio di vitellone: carpaccio rivisitato con l’inserimento di una spuma di gorgonzola, un’insalatina addolcita col miele ed un’altra di sedano e finocchi con, intorno al piatto, un giro di salsa di lamponi. Altro piatto particolare, forse eccessivo nell’assemblamento dei sapori, ma direi comunque riuscito nel suo complesso.

E’ il momento del primo piatto, dei Pansotti di verdura al sugo di zucca: una discreta porzione di pansotti condita con una salsa di zucca e con funghi ed asparagi. Discreti, ma a mio parere non entusiasmanti.

Cambio di bicchieri per la seconda bottiglia di vino, sempre un nebbiolo, ma questa volta saliamo di livello, un Nebbiolo Langhe DOC della Società Agricola Produttori del Barbaresco. Un vino del 2013 con 13.5 gradi. Per noi decisamente migliore del precedente.

Ci viene servito il primo dei due secondi, un Merluzzo in salsa olandese: un piccolo trancio di merluzzo, cucinato in un modo che non mi ha convinto, con una crema di broccoli ed un giro (gradevole) di salsa olandese. Forse il piatto meno apprezzato dalla tavolata.

La cucina si riprende immediatamente col successivo secondo, un Carrè di agnello in crosta di erbette. Anche in questo caso la porzione latita, ma la qualità della carne non si discute. Agnello molto tenero e saporito con una deliziosa crosta di erbette, accompagnato da una mini peperonata in agrodolce, una densa crema wasabi e qualche goccia qua e là di miele e senape. Personalmente avrei preferito che emergesse con maggiore forza l’assoluta bontà dell’agnello e la grande abilità dello chef nel cucinarlo, gli altri elementi, troppi per i miei gusti, mi hanno distratto un po’.

E per finire il Dolce, un bicchiere con un primo strato di gelato di caldarroste, un secondo di panna acida ed un terzo ed ultimo di gelatina alla fragola. Altro accostamento molto particolare, decisamente notevole il gelato, ma meno azzeccata la panna acida.

A conclusione della nostra cena solo un paio di caffè.

E’ il momento del conto. La base di partenza del loro menù degustazione prevede una spesa pro capite pari a 39 euro, bevande escluse. Parte del nostro conto è stato ampiamente coperto dalla festeggiata e quindi vi posso solo dire che la cifra definitiva, compresa di bevande, si dovrebbe, e sottolineo dovrebbe, aggirare intorno ai 45 euro a testa.

Tutto sommato una cifra importante, ma supportata da un livello della cucina notevole, abbinato ad una certa dose di creatività che male non fa. In alcuni casi, a mio gusto personale, un eccessivo utilizzo di materie prime nello stesso piatto. La nota stonata, forse, un rapporto qualità/prezzo, sia per la cucina che per la cantina, leggermente sproporzionato. Nel complesso una piacevole esperienza. E brava la Saccons!!!

A seguire i link dove poter trovare tutte le mie recensioni:

www.jerryb.it

www.ilmangione.it/Je70Je

www.tripadvisor.it/JERRY B

e su Facebook cercando la Pagina “GNAM GNAM”

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jerryb@libero.it

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