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E’ una calda Domenica e siamo spaparanzati al mare. Chiacchierando del più e del meno finiamo col cadere sul nostro solito argomento: dove andiamo a mangiare il prossimo fine settimana? Una coppia di amici ci propone un nuovo ristorante nell’entroterra ligure, si chiama “Le macine del Confluente”. Mai sentito prima d’ora. Ci spiegano che si tratta di una specie di agriturismo, situato un paio di km prima dell’abitato di Badalucco. Decidiamo, quindi, di prenotare per Venerdì prossimo. C’è ancora tempo, ma a quanto pare, il locale è molto richiesto e conviene telefonare subito.
E’ Venerdì sera e si parte per quel di Badalucco. Eccovi due indicazioni stradali: uscita autostradale di Arma di Taggia, si scende lungo l’allacciamento e si prosegue in direzione Imperia. Si imbocca la Statale 548 e, superato l’abitato di Taggia, si prosegue per circa 5 km verso il cuore della valle Argentina fino a quando, poco prima di raggiungere Badalucco, non ci si trova di fronte all’insegna dell’agriturismo. Per la vostra auto, nessun problema. A vostra disposizione troverete un comodo parcheggio sterrato, ad uso esclusivo della clientela del ristorante.
Qui la pace e la tranquillità sembrano regnare sovrane. L’agriturismo è completamente immerso in un ambiente incontaminato e dominato dalla presenza massiccia di ulivi secolari. Il primo impatto è molto accattivante. Si tratta di una riproduzione di un antico mulino, dico riproduzione perchè ci troviamo davanti ad una nuova costruzione in pietra e legno alla quale manca, però, il fascino della vecchia struttura recuperata. Questo lo dimostrano le nuovissime pietre faccia a vista del rivestimento, la perfezione del legno, delle macine in pietra e della grande ruota, posta di fianco all’ingresso. Adiacente il fabbricato centrale, dedicato al ristorante, è presente un’altra struttura rivolta ad ospitare sei suites. Non riusciamo a visitarle, ma pare siano molto particolari e curate nei dettagli, con letto a baldacchino, bagno privato, tv satellitare, salottino e caminetto. Dietro al ristorante è stata predisposta una zona aperitivo a bordo piscina per gli aperitivi e gli happy hour nelle calde giornate estive.
Entriamo. L’interno è molto carino, anche se vale lo stesso discorso fatto per l’esterno. In ogni caso l’arredamento è stato pensato con molto gusto. Unica sala molto grande con una capienza di circa 80 coperti. Muri in pietra con numerose nicchie e grandi vetrate. Pavimento in cotto antichizzato color grigio e rosa. Enormi travi e travetti sovrastano le nostre teste. Oltre all’illuminazione principale gestita con lampadari circolari in ferro, sono molto carine le grandi giare, o parti di esse, affisse alle pareti e dalle quali esce una luce supplementare. A completare l’arredamento si notano dappertutto utensili agricoli di vario genere appesi alle pareti ed al soffitto e due enormi caminetti per riscaldare le serate invernali.
E’ il momento di accomodarci. La mise en place è molto spartana, ma ben fatta. Grossi tavoloni e robuste sedie in legno massiccio, apparecchiate con tovagliette di carta grezza color vinaccia. Sul tavolo, già presenti, cestino del pane (anonimo) ed acqua di fonte in caraffa. Si avvicina un cameriere e ci spiega come funziona il loro menù. Si tratta di una lunga degustazione ricca di specialità locali, con alcune di esse leggermente rivisitate.
A noi spetta solamente la scelta del vino. Sapendo già che il nostro tavolo gradirà sia del rosso che del bianco, comincio subito a leggere la carta dei vini. La loro proposta non mi sembra molto articolata. Ma poche etichette non vuol dire per forza poca qualità. Provo a farmi consigliare dal cameriere chiedendo un bianco fermo e non troppo fruttato ed un rosso robusto, ma non troppo per le nostre tre signore, ma la sua vaga ed inutile risposta mi lascia un pò spiazzato. Le ipotesi sono due: o non ho beccato il cameriere giusto, conoscitore di vini, ma allora mi chiedo perché non me lo hanno mandato, oppure non c’è, tra il personale, l’intenditore in grado di guidare la scelta del cliente. Facciamo noi. Per il bianco decidiamo per un Pigato dell’azienda agricola Cascina Nirasca di Pieve di Teco (IM). Un buon vino del 2006, da 12.5 gradi, servito molto fresco, profumato e piacevole. Per quel che riguarda il rosso scegliamo un Nero d’Avola Zagara del 2006. Un vino robusto, con i suoi 13.5 gradi, dal sapore troppo carico, soprattutto se pensato per le nostre signore. Scelta toppata completamente.
Diamo inizio alle danze. Si comincia da un vassoio di portata con Bocconcini di pizza semplice, pizza al peperoncino, focaccia semplice e con semi di sesamo e garofano. Stuzzichini ancora caldi e molto gustosi. Proseguiamo con un Tagliere di affettati misti: salame, pancetta, coppa, speck e prosciutto crudo. Varietà di salumi ottima e ben distribuita, ma la nota dolente è la scarsa qualità del pane. Considerato l’ambiente e l’impronta data al menù, con queste portate ci sarebbe stato meravigliosamente bene un pane casereccio. Siamo nell’entroterra ligure e soprattutto molto vicini a Triora, un paesino rinomato anche per il suo ottimo pane rustico. Peccato. A completare il giro di antipasti un piatto di portata per ciascuno di noi con un misto di: Cipollotte ripiene, stoccafisso alla brandacujun, sfogliatina con sughetto ai porri, peperoni grigliati ripieni, tortino di verdure e salmone marinato. Piatto ricco e discretamente strutturato. Mi sfugge solamente il motivo della presenza del salmone.
E’ da quando abbiamo cominciato la nostra cena che puntiamo la credenza alle nostre spalle, stracolma di bicchieri di grande dimensione per la degustazione dei vini, con la speranza che ci vengano a cambiare i nostri, miseri e piccolini. Noi sbagliamo a non richiederli, ma a nessuno del personale è venuto in mente di sostituirli. Vabbè!
Proseguiamo la nostra cena con il primo dei primi: Granellata di riso al taleggio ed asparagi servito nella forma del Grana Padano. Ci dicono un classico di questo locale. Un cameriere si presenta al nostro tavolo con un carrellino sul quale è poggiata una forma intera di grana scavata al centro ed utilizzata come terrina per servire il risotto agli asparagi. Cottura al dente, buono il condimento, impreziosito dal sapore aggiunto trasmesso dalla forma di grana. Ottimo ed originale.
Il secondo primo sono dei Maltagliati fatti in casa al pomodoro fresco e basilico. Un semplicissimo piatto di pasta artigianale, insaporito da un sugo altrettanto semplice. Sicuramente molto meno complesso del precedente. Senza infamia e senza lode.
Passiamo ai secondi. Per cinque di noi la Tagliata di Angus argentino con verdure grigliate. Carne molto tenera, saporita e con la giusta cottura, sia esterna in modo da ottenere la gustosa crosticina, che interna al sangue, ma non troppo. Buon piatto.
Solo una delle tre signore sceglie diversamente da noi ed ordina delle Costolette di agnello alla ligure con olive taggiasche e carciofi. Piatto abbondante, ottima panatura, leggera e croccante, carne di notevole qualità, come d’altronde la tagliata.
Ora noi abbiamo scelto, tra i secondi, un solo piatto di portata, ma era prevista anche l’opzione di assaggio misto con i due piatti già descritti più un Tournedot di manzo con cuore di grana avvolto in fazzoletto di crudo di Parma. La prossima volta.
E’ giunto il momento dei dolci. Alcuni di noi passano. Il mio socio sceglie il solito Gelato alla crema. Sua moglie ordina una Torta al cioccolato, ottima e delicata. Io, invece, mi butto sulla Bavarese alla nocciola con panna montata . Una libidine.
La nostra cena si conclude con un doppio giro di limoncini e sei caffè. Per il conto è presto fatto. In questo ristorante il prezzo è fisso: 28 euro pro capite, vini esclusi. Il nostro totale è quindi di 202 euro.
Vorrebbe dire poco meno di 34 euro a testa. Considerata la quantità di porzioni servite e la loro più che discreta qualità (giusto qualche pecca quà e là) direi che la spesa ci può stare. Viste le premesse, però, mi aspettavo qualcosa di più ricercato ed alcuni dettagli più curati. Trovo perfetto questa struttura per un tranquillo week-end nel nostro meraviglioso entroterra, all’insegna della pace e del relax. Lo immagino già: pomeriggio sotto il sole a bordo piscina, cenetta romantica e poi la notte trascorsa in una delle loro sei splendide suite. Non male, eh?
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