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Oggi tocca al Sassolungo. Partenza in macchina, con la famiglia che abbiamo conosciuto in hotel, e destinazione Passo Sella. Da Ortisei una mezz’oretta di viaggio per coprire i 20 km circa. Intorno al Rifugio Passo Sella ci sono un paio di grandi parcheggi a pagamento (4 euro per tutto il giorno) dove lasciamo la macchina e ci prepariamo per la nostra camminata: noi quattro adulti, le due bimbe che ormai sono diventate delle abili camminatrici ed il loro pargolo nello zaino col papà.

Ci sono due sentieri e noi imbocchiamo quello che attraversa “La città dei sassi”, un’area naturale, ricca di vegetazione e massi, creata dalla caduta di rocce dal Sassolungo. Un percorso molto bello ed affascinante, adatto alle famiglie, ma senza passeggino. Le bimbe si divertono un mondo a scavalcare rocce, salire, scendere e saltare al grido: “Siamo Dora l’esploratrice!”. Chi ha dei figli piccoli alle prese coi cartoni animati, capirà sicuramente.

Dopo circa un’ora e mezza di camminata (con tutte le soste del caso), accompagnati dalle marmotte che sentiero chiaramente, ma non riusciamo a vedere, raggiungiamo finalmente il Rifugio Comici, posto a circa 2.154 m slm, ai piedi della parete principale del Sassolungo. Lo scenario è meraviglioso. Nonostante, questo sia il terzo anno che veniamo in Val Gardena ed anche qui al Comici, le sensazioni provate nel trovarsi ai piedi di questo massiccio montuoso sono sempre indescrivibili. Sembra di essere a New York, col naso costantemente verso l’alto, circondati e rapiti dall’imponenza dei grattacieli. E qui è lo stesso, solo che si tratta “semplicemente” di natura.

E’ ancora presto per la pausa pranzo e quindi ci impossessiamo di alcuni materassini verdi gommati, a disposizione della clientela, e ci sdraiamo sui prati di fronte alla struttura. Il rifugio è strutturato in due zone distinte tra loro: per chi preferisce il servizio al tavolo, all’interno c’è il ristorante con, adiacente, una zona esterna protetta da vetrate; per chi, invece, fosse orientato verso un pasto più rapido e meno impegnativo (in tutti i sensi) c’è una specie di brasserie self-service all’aperto, organizzata con lunghi tavoli e panche in legno. Inoltre, poco prima dell’entrata, è presente un lungo bancone con una fornitissima esposizione di dolci, della tradizione sudtirolese e non.

Oggi il cielo si sta rannuvolando, i pargoli cominciano ad avere freddo e, quando è il momento di pranzare, decidiamo di accomodarci nel ristorante interno. Non c’è tantissima gente e, nonostante il numero (siamo in 7), non ci sono problemi nel trovare un tavolo libero. Chiediamo gentilmente anche un seggiolino per il più piccolo che prontamente ci viene agganciato. Da questo momento, però, la bravura e l’attenzione del servizio sparisce completamente. Come detto, non c’è alcuna folla, ma ciò nonostante aspettiamo tantissimo prima che qualcuno si degni di venire al nostro tavolo.

Cominciamo con un paio di bottiglie d’acqua e due Birre medie bionde. Qualche grissino confezionato per ingannare la lunga attesa e poi riusciamo ad ordinare. Per nostra figlia una Paillard con patatine fritte e per l’altra pargola un piatto di Maccheroncini al sugo di pomodoro che si dividerà col fratellino. Da questi due primi piatti avremmo dovuto capire che oggi non era aria. Carne freddina, patatine accettabili e maccheroncini stracotti con un sugo discutibile. Di certo un inizio poco incoraggiante.

Nel frattempo arrivano gli altri piatti ordinati, anzi due su tre: ci viene servito il mio piatto, scelto tra le proposte del giorno, Polenta con fonduta di formaggi ed il piatto del mio socio, un Tris di canederli, mentre degli Spatzli con panna e speck scelti da sua moglie, neanche l’ombra. Noi, con immenso dispiacere, cominciamo a mangiare. Ogni tanto chiediamo notizie del piatto mancante che ci viene segnalato più volte come imminente, ma continua a non arrivare. Non c’è cosa più brutta, a tavola, del fatto di non riuscire a mangiare tutti insieme. Quando finalmente arrivano gli Spatzli, noi altri abbiamo praticamente finito.

Tutti i piatti senza infamia e senza lode. Discreta la mia polenta, forse il piatto migliore è stato il tris di canederli composto da uno con lo speck su brodino di carne, uno agli spinaci aromatizzato con burro e salvia ed infine uno ai formaggi su salsina verde. Il giudizio sugli Spatzli è inevitabilmente condizionato dai tempi del servizio. In ogni caso ci sono sembrati solo discreti.

Forse sarebbe il caso di pagare ed andare via, ma noi cocciuti ordiniamo ancora due Coppe di fragole fresche per le due bimbe. Anche in questo caso il servizio lascia molto a desiderare ed i tempi si allungano a dismisura. E ribadisco il fatto che la sala non è neanche affollatissima.

Insieme ai quattro caffè decidiamo di velocizzare e chiedere subito anche il conto che, però, arriva prontamente. Mah! Il totale è di 103 euro. Praticamente una cinquantina di euro a famiglia.

Se si considera che abbiamo mangiato un piatto a testa, anzi neanche perché mia moglie ha solo aiutato la nostra pargola a mangiare la carne, due sole birre e per il resto acqua, la cifra mi è sembrata veramente spropositata. Fosse almeno andato tutto liscio, senza intoppi, l’analisi sarebbe diversa, ma anche il servizio non è stato adeguato. Peccato, perché nelle esperienze vissute gli anni passati, sia per noi che per l’altra famiglia, non era uscito alcun problema, anzi eravamo rimasti quasi entusiasti. Per carità, una giornata storta può capitare a chiunque, ma in ogni caso il dispiacere rimane ugualmente.

Prima di riprendere il sentiero, facciamo giocare ancora un po’ le bambine. Dietro la brasserie c’è un grande scivolo verde, molto alto e con le curve, che si raggiunge con una specie di arrampicata attaccati ad una corda. Si divertono come matte.

Si sta annuvolando, è giunto il momento di tornare alla macchina. Questa volta non passiamo più dalla città dei sassi, ma dal sentiero più alto dove sono presenti diversi punti panoramici con tanto di mappe che indicano tutte le catene montuose che si hanno davanti, Marmolada, Pordoi, Gruppo Sella, le Tre Cime di Lavaredo. Un punto di vista veramente incredibile.

Una volta raggiunta la nostra macchina ci sta ancora una sosta per la merenda, prima di rientrare in albergo. Ne approfitto, così, per indicarvi una tappa adatta sia ad una breve fermata come la nostra, ma anche ad un momento più lungo, pranzo o cena che sia. Ripartiti dal Passo Sella, riprendiamo la statale 242 verso Ortisei, ma dopo circa 4 km giriamo a destra, sulla statale 243, direzione Val Badia. Da qui ancora un km circa ed arriviamo allo chalet Gerard, una splendida struttura solitaria, direttamente sulla strada con una vista ed un’apertura pazzesca. Qui ci togliamo la voglia di strudel, uno dei migliori mai assaggiati. Ma come dicevo prima, lo chalet è perfetto anche per un pasto più o meno veloce (a vostro piacere) e, se siete fortunati col tempo, potrete mangiare all’aperto e godervi un altro scenario meraviglioso.

A seguire i link dove poter trovare tutte le mie recensioni:

www.jerryb.it

www.ilmangione.it/Je70Je

www.tripadvisor.it/JERRY B

e su Facebook cercando la Pagina “GNAM GNAM”

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jerryb@libero.it

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