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Motivo della cena, un ritrovo tra colleghi prima della sosta natalizia. Il locale scelto per l’occasione (da un collega che vive in zona) è la trattoria “La Carpasina” a Carpasio, nell’entroterra di Arma di Taggia.
Ecco come arrivare: uscita autostradale di Arma di Taggia, si imbocca l’Aurelia Bis per un breve tratto che porta sulla statale 548, da qui si percorrono una dozzina di km, oltrepassando gli abitati di Taggia e Badalucco, fino ad arrivare alla deviazione per Montalto Ligure, quindi altri 7 km circa sulla SP 21 e si è arrivati finalmente, dopo tanti (troppi) tornanti, a Carpasio. Viaggio estenuante.
Il locale non è difficile da trovare, penso proprio sia l’unico del paese e si affaccia direttamente sulla “piazza” principale. L’aspetto lascia alquanto a desiderare, ma trattasi del classico bar/ritrovo del paese, senza alcuna pretesa. E’ presente anche un piccolo dehor protetto che conta una ventina di coperti. Entriamo.
La sala è unica con il bancone bar di fronte alla porta d’ingresso ed una serie di tavoli sulla sinistra che per l’occasione sono stati quasi tutti accorpati in un’unica tavolata per ospitare la nostra cena. Noi siamo in dodici ed ovviamente siamo gli unici clienti della serata. L’ambiente è piuttosto semplice e familiare.
Quando ci accomodiamo ci vengono portati i cestini del pane (discreto), acqua naturale e gasata e vino della casa. Chiediamo solo del rosso. Rustico, genuino e bello corposo. Il menù è già impostato. Gli Antipasti sono tutti raccolti in un unico grande piatto di portata servito ad ognuno: tre fettine di salame piccante, una polentina tiepida servita in una piccola ciotola, una pallina di formaggio cremoso aromatizzato alle erbette su crostone caldo, un cestino di sfoglia con lenticchie ed una stella di pasta brisè con sopra una fetta di lardo. Antipasto casalingo, senza particolari picchi di sapore, ma sufficientemente appetitoso.
Passiamo ai due primi della serata: Tagliolini verdi al ragù e Ravioli al ragù e burro e salvia. Entrambe le paste rigorosamente fatte in casa, molto semplici, ma ben cucinate. I tagliolini sono particolarmente buoni, i ravioli, meno appetitosi, vengono serviti sconditi nei vassoi di portata insieme ad alcune terrine di ragù o burro aromatizzato che permettono di condire la pasta come ognuno desidera.
Anche per quel che riguarda i secondi si prosegue sulla semplicità e sulla tradizione: Cinghiale e Coniglio. Un discreto cinghiale, molto saporito, ma ben cucinato e correttamente sgrassato dal quel suo eccesso di selvatico. Il coniglio, invece, è ottimo, presentato si nei classici “tocchi”, ma impreziositi da un giro di sottilissima pancetta che, senza risultare troppo pesante, ne esalta il sapore. Quest’ultimo piatto, per me, è l’unico che merita un bis, no un tris, anzi di più. Veramente buono. I due secondi sono accompagnati da alcuni vassoi di Carote trifolate e Piccole patate al forno. Mediocri le carote, forse troppo burrose, ma molto buone le patate, morbide e croccanti al punto giusto.
Chiudiamo la nostra cena con un Dolce fatto in casa: una specie di torta margherita arricchita nel sapore da una crema chantilly e delle piccole meringhe. Solo discreta.
Un giro di grappa, limoncino, mirto e caffè quasi per tutti. La spesa finale è di 27 euro pro capite.
Una cifra “quasi” onesta. Considerando il rapporto qualità / prezzo, l’ambiente e la tipologia del menù, forse ci poteva stare qualcosina di meno. Nel complesso una cena discreta, ma onestamente sono dell’idea che non valga tutti i km percorsi.
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