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Weekend dai suoceri. Sabato decidiamo di staccare la spina per andare a respirare aria buona e sana sulle colline tortonesi. Domenica a pranzo si va ancora più in alto, abbiamo prenotato a Salogni, una frazione di Fabbrica Curone, al ristorante “La Baita”. Siamo a circa 950 metri s.l.m. e si respira già aria di montagna.
Il tragitto è abbastanza lungo. Il nostro punto di partenza è Momperone, da qui si prosegue sempre dritto oltrepassando gli abitati di San Sebastiano, Gremiasco, Fabbrica Curone e Montecapraro. Una deviazione a sinistra ci porta, dopo sei km, nel centro di Salogni. Il nostro tempo di percorrenza è di circa 45 minuti.
La struttura (albergo/ristorante) dispone di un discreto parcheggio privato. L’ambiente è molto classico e lo stile ricalca perfettamente il proprio nome. Atmosfera abbastanza accogliente e sicuramente familiare. Il locale dispone di due enormi sale per una capienza totale di circa 130 coperti con un grande camino per le fredde serate invernali. Ci accomodiamo.
Siamo in otto. Sul tavolo acqua naturale e gasata naturizzata, cestino del pane con grissini rustici e fette di pane casereccio poco esaltanti, ma con quadrotti di focaccia al rosmarino buonissimi. Da bere chiediamo del rosso e la proposta della casa (solo vini locali) è una bottiglia di Bonarda dell’Azienda Agricola Angelo Crosio. Vino allegro da 12.5 gradi che si addice molto al menù di oggi. Ne facciamo arrivare un paio.
Si parte col Giro di antipasti. Il primo piatto del tour gastronomico consiste in un’insalata di trota, uovo sodo, patate sbollentate, pomodorini pachino ed insalata songino. Discreto, ma non eccessivamente saporito. Il secondo piatto comprende un grissino con pancetta arrotolata, salame e coppa “La Baita” (produzione propria) e formaggio aromatizzato con pomodorini secchi ed erbette spalmato su di una fetta di pane. Piatto classico, affidabile, buoni in genere gli affettati, molto buono il formaggio. Terzo ed ultimo piatto di antipasti, quiche di zucchine, prosciutto cotto e porri, frittellina di ortiche e caciotta della Val Curone al cartoccio con scaglie di tartufo nero. E’ il piatto migliore, tutto delizioso con un picco esagerato grazie alla caciotta “tartufata”.
Dopo una breve pausa, si riparte con i primi. Sono due: Risotto alle ortiche ed Agnolotti al sugo di arrosto e crema di verdure. Molto buono il risotto, ben fatto, cottura al dente e delicato il condimento, meno entusiasmanti, invece, gli agnolotti. E’ vero che per me i migliori rimangono sempre quelli casalinghi di nonna Lina, ma questi sono veramente mediocri. Amo la pasta al dente, ma questi sono crudi, ripieno di carne discreto, condimento troppo dolciastro.
Passiamo ai secondi. In questo caso un unico piatto con due specialità: Roastbeef e Stinco di vitello al forno con contorno di songino e patate al forno. Piatto corposo e ben fatto, buono e tenero il roastbeef, ma decisamente banale, ottimo lo stinco, carne di alta qualità, cottura molto saporita.
Prima dei dolci, però, ci sta una passeggiatina intorno al ristorante dove sono presenti, in una specie di sottobosco, un paio di giochi per i bimbi e qualche panchina per la classica pennichella pomeridiana.
Il dessert consiste in un Trittico di dolci, un assaggio corposo di: semifreddo al caffè servito in un bicchierino, pasticcio di crema pasticcera con millefoglie ed infine un cremino allo yogurt con salsa di frutti di bosco. Tre ottimi dolci, in particolar modo il semifreddo al caffè.
Chiudiamo il nostro lungo pranzo con un caffè ed un limoncino consumati sulla terrazza all’aperto. La spesa ammonta a 255 euro.
Direi un prezzo “quasi” onesto, cucina genuina e casalinga, ancorata al territorio, con alcuni picchi di qualità, ma non particolarmente curata. Un mix di sapori influenzato dalle quattro regioni che circondano questa zona: Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Ristorante con annesso albergo che si propone come ottimo punto di partenza per escursioni sulle montagne sovrastanti.
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