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Domenica mattina ore 8, partenza per Momperone (AL). Andiamo a trovare i genitori e la mitica nonna di mia moglie. Questa volta vengono con noi anche i miei genitori. Dopo mille baci ed abbracci e qualche “ciappetto” (versione ligure della chiacchierata) è giunta l’ora di pranzo. I miei suoceri hanno prenotato al ristorante “Da Giuseppe” a Montemarzino (AL), dal loro amico Giuseppe Davico.
Il paese dista circa 4 km dal nostro. Ci vuole un attimo. Per chi, invece, arrivasse da più lontano queste sono le indicazioni. All’uscita autostradale di Tortona, proseguite verso il centro. Di fronte al sottopasso che vi butta dentro la città voi tenete la sinistra fino ad incontrare, a poche decine di metri, una rotonda. Altra deviazione a sinistra, direzione Viguzzolo. A questo punto sempre dritto ad ogni incrocio (o rotonda) oltrepassando prima Viguzzolo e poi Volpedo. Dopo ancora un paio di km troverete, sulla vostra destra, la deviazione per Montemarzino. Il paese, posto tra due valli, la Val Grue e la Val Curone, gode di un’invidiabile posizione panoramica. Queste valli sono particolarmente famose per la presenza di grandi quantità di tartufo, sia bianco che nero. Molto rinomata, infatti, la Fiera nazionale del tartufo che si svolge annualmente nella seconda metà di Novembre a San Sebastiano, a pochi km da qui.
Il ristorante è situato all’inizio dell’abitato, mentre a poche decine di metri più avanti si può sfruttare, nei periodi estivi, la grande piscina con solarium, sempre di proprietà della famiglia Davico, per una giornata all’insegna del sole e del relax. Entriamo.
Il locale dispone di un piccolo disimpegno in ingresso dove sono presenti numerose stampe di Pellizza da Volpedo, famosissimo pittore di fine ottocento. Si arriva, quindi, in una grande ed unica sala, che conta all’incirca una sessantina di coperti, al fondo della quale troneggia un imponente camino. L’arredamento è molto sobrio, discretamente curato e raffinato, ma senza particolari fronzoli. Gli interni non vi rimarranno di certo impressi nella memoria, ma di sicuro un altro effetto vi farà la loro cucina.
Ci accoglie il patron Giuseppe, grande amico di mio suocero da oltre trent’anni. Siamo in sette e ci ha riservato il tavolo rotondo. Per la cura dei tavoli e dell’esigenze di noi clienti ci pensano lo stesso Giuseppe, suo figlio Silvio ed un altro paio di camerieri. Servizio ineccepibile.
Il menù è pressoché impostato, occorre solamente scegliere i vini che ci accompagneranno in questo lungo viaggio tra i sapori locali. La carta dei vini è infinita e di alta qualità. La cantina comprende bottiglie di livello notevole che vanno a toccare ogni regione italiana. L’azienda della famiglia Davico produce, da anni, dell’ottimo vino rosso e decidiamo di affidarci alla sua produzione. Si comincia subito pesante con una Colli Tortonesi Croatina Doc Fontanino, un vino del 2002 da 13 gradi, corposo, dal sapore secco e leggermente tannico, ma piacevole da abbinare agli antipasti.
Il Giro di antipasti del signor Giuseppe comprende: un sublime salame di loro produzione, accompagnato da ottimi peperoni ripieni per i quali richiedo non il bis, ma il tris, uno sformato di cardo con fonduta e tartufo bianco, fiori di zucca farciti con salsa di peperone, cotechino in crosta con salsina di spinaci e la bagna cauda. Un’ottima degustazione e, devo dire, anche ben presentata. Apprezzabili i ripetuti passaggi dei camerieri per gli eventuali bis o tris.
Passando ai primi, decidiamo di sdoppiare la scelta del vino. C’è chi vuol continuare con la Croatina, ma per chi volesse cambiare, scegliamo una Barbera Doc dei Colli Tortonesi, un vino del 2000, sempre prodotto dall’azienda di famiglia, un vino da 12.5 gradi, decisamente robusto, con un sapore fresco e secco. Perfetto per i secondi di carne, ma tranquillamente abbinabile anche ai primi.
I primi, appunto. Ci viene servita una Zuppa di funghi porcini, l’aspetto è ottimo, il sapore, a quanto mi dicono, lo è altrettanto, ma io comunque passo perché le zuppe non fanno proprio per me. Il secondo primo è, forse, il piatto tradizionale per antonomasia: gli Agnolotti allo stufato. Buonissimi. La forma è molto simile ai ravioli, il ripieno è rigorosamente di stufato, così come il condimento con l’aggiunta di un pugno di verdure, soprattutto carote. Mio padre ne va matto e si concede il bis. Mio suocero, invece, che mangia agnolotti da una vita, si fa portare un piatto di Tagliolini in bianco fatti in casa con grattate di fresco tartufo bianco. Non resisto alla tentazione e mi inserisco anche io per un assaggino. Semplicemente squisiti.
Per i secondi, la cucina propone diversi piatti, tutti molto invitanti, ma siamo quasi a posto e, all’unanimità, optiamo per un solo secondo: Stinco di maiale al forno con funghi fritti e patate fritte. Ottima carne, tenerissima e molto saporita, cucinati egregiamente anche i funghi e le patate.
A conclusione del nostro pranzo arriva il carrello dei dolci. Si presenta il signor Giuseppe con una proposta di vino da abbinare al dessert. Vuole farci assaggiare a tutti i costi un vino bianco che secondo lui è eccezionale. Non accettare sarebbe da maleducati. Si tratta di un Timorasso Costa del Vento del 2001. Il vitigno, autoctono dei Colli Tortonesi, è stato riscoperto solo nell’ultimo decennio ed è prodotto dall’azienda agricola Massa di Monleale (AL). Un vino da 12 gradi, composto da uve Timorasso per almeno il 95% e dal sapore strutturato ed armonico. In bocca è secco, ma con buona morbidezza alcolica. Effettivamente è molto buono, ha ragione il signor Giuseppe.
Ma torniamo ai nostri dolci. Si può scegliere un solo piatto oppure più assaggini diversi. La nonna sceglie la tradizionale Bunet al cioccolato. Le due suocere decidono per la Terrina di pesche al moscato che, a sentirle, sembra ottima ed il Tortino di pere con la crema pasticcera, meno convincente. Io e mio padre andiamo di coppia con Bavarese con scaglie di cioccolato e Torta al cioccolato con panna montata, molto caloriche, ma anche molto, molto, ma di molto buone. Mio suocero va via semplice con una Macedonia di frutta fresca.
Pranzo terminato e tavolata decisamente soddisfatta. Il conto? Una spesa totale pari a 280 euro.
Considerato tutto quello che abbiamo mangiato (abbiamo perfino saltato alcune portate), la presenza qua e là del tartufo e soprattutto il livello molto alto della cucina, direi che la spesa è più che onesta. Questo ristorante rimane un ottimo punto di riferimento per chiunque volesse scoprire e conoscere i sapori tradizionali di queste valli.
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