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Dopo un’impegnativa giornata pasquale con tutti i nostri parenti, la sera di Pasquetta pensiamo di esserci meritati un piccolo premio. Solo mia moglie ed io. Decidiamo di andare a mangiare a Santo Stefano al mare, al ristorante “Il Torrione”. Ci siamo proprio guadagnati una bella e buona cenetta in assoluto relax. E’ un po’ tardi, ma proviamo a telefonare ugualmente e, nonostante sia ancora un giorno festivo, riusciamo a trovare un tavolo. Alle 20 siamo dal mitico Vincenzo, proprietario ed anima del locale. Ho volutamente tralasciato il percorso per raggiungere il ristorante, ma chi fosse interessato può andare a leggere la mia precedente recensione.
Vincenzo ci accoglie molto calorosamente, come al solito, e ci indica il tavolo per noi. Siamo vicini alla sua postazione, dove traffica con carne e pesce sulla brace.
Partenza quasi obbligatoria con un paio di Bruschette a testa. Continuano ad essere tra le migliori che abbia mai assaggiato, sono semplicissime eppure non è facile eguagliarle: una strofinata d’aglio sulle fette di pane casereccio tostate sulla brace, un filo d’olio extravergine d’oliva nostrano, alcune fette di pomodoro fresco ed il tocco finale con qualche foglia di basilico. Saporitissime!
Da bere, acqua naturale ed una bottiglia di vino rosso. La carta dei vini non è molto ampia, ma le poche etichette di bianco e di rosso a disposizione della clientela sono tutte più che discrete. Scegliamo una bottiglia da 37.5 cl (mignon) di Bonarda dell’Oltrepò Pavese dell’azienda vinicola F.lli Giorgi (PV). Un ottimo vino del 2007, da 12 gradi, composto da uva croatina al 100%, buona struttura, molto piacevole, leggermente mosso, ma non troppo.
Il ristorante ha dimostrato, nel corso degli anni, una particolare affidabilità per quel che riguarda i primi, ma soprattutto per tutto ciò che va cucinato sulla brace (pesce fresco, totani e carne in genere). Nulla di fritto da Vincenzo.
Qui la mia passione rimane la Costata di bue. Si tratta di un piatto per due persone e quindi coinvolgo nella scelta anche mia moglie. A dire il vero me la potrei mangiare anche da solo, ma decidiamo ugualmente di dividerla aggiungendo nell’ordinazione, giusto per ingannare l’attesa, una quindicina di Rostelle di capra. Come richiesto ci vengono servite prima le rostelle: ottime, cottura perfetta, carne tenera, ma con la saporita crosticina della brace. Ora ci si è aperto lo stomaco, ma sta arrivando la costata. La particolarità di questo locale consiste nei tempi di cottura e di servizio della carne. Ci servono nel piatto un primo giro di tranci. Si presenta al tavolo il figlio di Vincenzo, ce ne taglia alcune fettine e si riporta via il tagliere per riporre il nostro “pezzo” sulla brace. Tornerà tra pochi minuti. In questo modo la carne che ci viene servita rimane sempre a temperatura e l’immancabile crosta costantemente sollecitata dalla brace. Il suo servizio si risolve in tre, quattro viaggi al massimo. Potrebbe sembrare una scomodità, ma vi garantisco che l’attesa tra un viaggio e l’altro non è mai troppo lunga, la sosta sulla brace è monitorata molto attentamente dai camerieri e la riuscita del piatto ne guadagna tantissimo.
Non rimane altro da fare che gustarci un buon caffè e chiedere il conto. Si presenta Vincenzo con il suo solito piattino dove il conto è coperto da una manciata di cioccolatini per “addolcire” (così dice) la spesa. Davanti a lui non lo dirò mai, neanche sotto tortura, non vorrei mai che ci riflettesse su, ma vi garantisco che la pochezza del conto non avrebbe bisogno di alcun dolcetto. Spesa totale di 50 euro.
Non ho più con me il conto per potervi fornire il dettaglio, ma se pensate a cosa abbiamo mangiato, alla qualità della carne ed all’abilità di Vincenzo e soci nella sua cottura, una spesa di 25 euro pro capite non può essere che onestissima. Il mio consiglio per invogliarvi a provare questo locale, molto semplice, ma di notevole sostanza? Andate a provare la costata cucinata sulla brace. Non ve ne pentirete.
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