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Trasferta lavorativa in quel di Roma. Dopo una giornata decisamente impegnativa, ci concediamo una serata “premio” ed andiamo a trovare l’amico Paride, uno dei patron dell’Hostaria Costanza. Mitico e storico ristorante nel cuore della città eterna. L’ubicazione, per la precisione, è Piazza Paradiso, a pochissimi metri da Campo dei Fiori. Salutiamo Paride e ci accomodiamo. Siamo in tre, io, il mio collega ed il nostro immancabile contatto romano, “colpevole” di averci fatto scoprire questo locale meraviglioso.
Si parte con il solito e stracollaudato Antipasto misto alla romana: svariati piattini sul tavolo con verdure miste in pastella, olive ascolane, un godurioso formaggio impanato e fritto, l’onnipresente mozzarella di bufala, mascarpone e patè di fegato. Il tutto accompagnato da un’ottima focaccina calda ed un discreto cestino di pane casareccio con grissini e cracker confezionati. Questo locale meriterebbe una visita solo per un inizio pasto di questo tipo.
Annaffiamo la nostra cena con una prima bottiglia di bianco, un Vermentino di Argiolas del 2010. Servito freschissimo, nel suo cestello, molto amabile e profumato. Va giù che è un piacere. Ordiniamo anche una bottiglia di acqua naturale.
Questa sera, almeno per noi due rivieraschi, una novità: un piatto di Bucatini alla Gricia. Una sorta di amatriciana in bianco, bucatini cotti al dente, un abbondante utilizzo del guanciale, del pecorino stagionato da oltre due anni, cipolla ed una bella grattuggiata di pepe. A prima vista, un piatto semplice, radicato nell’antica tradizione romana, ma che necessita di un buon equilibrio tra materie prime e sapori per ottenere questo popò di risultato. Qualcosa di meraviglioso! Una piacevolissima sorpresa.
A questo punto io personalmente proseguirei verso la loro già collaudata e goduriosa costata di manzo, ma il nostro amico romano insiste per un piatto di pesce e così decidiamo entrambi di accontentarlo e seguirlo nella sua scelta. Solo un assaggio perché le nostre pance stanno per scoppiare.
Ci servono un Rombo sfilettato in crosta di patate e carfiofi: molto delicato il pesce, insaporito da questo sottile strato di patate croccanti e dai carciofi saltati in padella. A questo piatto ne viene aggiunto un secondo con un assaggio di Carciofi alla Giudia, gentile omaggio della casa. Nulla da dire anche su questo piatto, anche se un pezzo di cuore mi è rimasto attaccato alla costata mancata. Col pesce si esaurisce anche la seconda bottiglia di Vermentino.
Chiudiamo con i dolci. Per tutti una Torta di mele col cioccolato caldo accompagnata da un bicchierino di Passito di Pantelleria. Direi un’accoppiata vincente. Arriva Paride per verificare le nostre condizioni e ci dice che non possiamo andar via senza aver assaggiato il “suo” Tiramisù. Ce ne porta una piccolissima porzione. In effetti è proprio buono, ma ora siamo veramente sazi. Tre caffè, altrettanti ammazzacaffè ed il conto. Vengo a conoscenza solo del totale: 225 euro.
Cifra importante, senza dubbio, ma indiscutibilmente supportata dai fatti. Tutto abbondante e cucinato egregiamente, con un utilizzo di materie prime di primissimo ordine, senza dimenticare dove ci troviamo e la bellezza propria del ristorante, un’affascinante hostaria, nel cuore di Roma, ricavata dai resti del teatro Pompeo, al cui interno si respira la vera tradizione romana.
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