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L’occasione che ci permette di tornare a trovare i nostri amici del ristorante Sottovento riguarda la riunione delle nostre due famiglie per il pranzo di Natale. Parcheggiamo le auto nel parcheggio privato a disposizione della clientela, un doveroso abbraccio e bacio all’amica Daniela e poi ci accomodiamo al nostro tavolo.
La volta scorsa, a Luglio in piena estate, eravamo fuori nello splendido dehor, ma questa volta, ovviamente, siamo all’interno, ciò detto non ridimensiona la bellezza della struttura. L’unica grande sala a disposizione è arredata con gusto fine e ricercato. Un misto pietra e vetro che imperversa per tutto il ristorante. Confermo la sensazione percepita la volta scorsa. Gran bel locale.
Il menù è già impostato e non abbiamo, quindi, problemi di scelta, eccezion fatta per i vini. Scelgo io. Decido di mantenermi in zona con un Pigato del 2008 di Laura Aschero. Una garanzia.
Per cominciare acqua naturale e gasata, un ottimo cestino del pane (sempre rifornito) e grissini di vario genere.
Il nostro pranzo comincia con un appetizer accompagnato da un flûte di prosecco: Tortino di verdure tiepido. Piacevole.
A seguire, ci vengono serviti tre antipasti. Il primo consiste in un Cestino di parmigiano con flan di porcini e ristretto al vino rosso, ottimo, equilibrato e molto gustoso grazie al sughetto al vino rosso. Il secondo antipasto è un Trancio di salmone con julienne di verdura tricolore, anche questo ottimamente cucinato (nonostante io non ami particolarmente il genere). Il terzo ed ultimo antipasto è una Insalata di polpo con patate e carciofi di Albenga, chiusura degli antipasti decisamente in bellezza, polpo tenerissimo, ben cucinato e delizioso contorno.
Si passa ai primi piatti, due per la cronaca. Chicche di patate alla crema di crostacei e Ravioli di magro al ragù di coniglio. Personalmente ho trovato buonissime le chicche (minuscoli gnocchetti), perfetta la bollitura e molto saporita, ma delicata la salsina di condimento. Comunque buoni, ma meno interessanti, i ravioli al coniglio.
Prima dei secondi chiedo la seconda bottiglia di bianco. Rimango sempre in zona, sempre un Pigato, ma questa volta mi appoggio ad uno dei miei preferiti, un Pigato del 2008 di Enrico Dario. Un’azienda meno conosciuta, ma che reputo affidabile e con un ottimo rapporto Q/P. Entrambi i vini “coccolati” nel loro cestello.
All’arrivo dei secondi (due portate) saremmo anche già a posto, ma un assaggio non si rifiuta mai. Mi concentro soprattutto sul primo dei due piatti, Pescato del giorno alla ligure, ben cucinato, piacevole, leggero ed accompagnato dal tradizionale contorno di patate, olive e gusti vari. Al successivo secondo, Roast beef con fagioli Lamon dedico solo un piccolissimo assaggio, il piatto è ben fatto, ma forse per colpa dell’ormai raggiunta sazietà, non l’ho apprezzato a pieno.
Il più è fatto, dopo una doverosa pausa, ci vengono serviti i dolci. Un unico piatto composto da Panettone e pandoro tiepidi con salsa di vaniglia. Dolce modesto, senza infamia e senza lode.
Siamo in relax ed in attesa dei caffè e relativi ammazzacaffè. E’ giunto il momento del conto. Il totale è pari a 316 euro, poi arrotondato a 310 euro.
Prezzo, secondo quanto concordato, maggiorato dai vini e dalle bottiglie di acqua, mentre caffè ed ammazzacaffè sono stati offerti. Seconda esperienza piacevole trascorsa in questo ristorante che ripeteremo sicuramente, ma in un’occasione “normale”, senza feste o ricorrenze di mezzo, contesti a noi più graditi.
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