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Col mio socio d’ufficio organizzo una cena per Venerdì sera. Proviamo l’agriturismo “Cà de Maisce” a Torria. Il posto lo avevamo già sperimentato anni ed anni fa, sempre tra colleghi, ma non ci ricordiamo assolutamente nulla…neanche la strada. Tra un “io chiamo questo” ed un “io lo dico a quest’altro”, siamo circa una dozzina e quando ci raduniamo scopriamo che il plotoncino è composto, a parte due “stranieri”, per metà da dipendenti AdF e per l’altra metà da bancari.

La strada per raggiungere l’agriturismo non è tra le più agevoli. Partenza da Imperia e direzione Piemonte, sulla Statale 28. All’altezza delle gallerie si imbocca la deviazione per Chiusanico – Torria. La strada, pian piano, si restringe e l’asfalto lascia il posto allo sterrato. Arrivati nel paese di Torria, la strada sgomita a sinistra e si prosegue, continuando a salire, fino a raggiungere il cartello dell’agriturismo. Se la strada vi sembra del tutto sbagliata ed avete la sensazione di entrare in qualche fascia, non preoccupatevi, siete sulla pista giusta. Scopriremo poi, al ritorno, che la strada che ci ha condotto fin qui prosegue fino a ricongiungersi con la Statale 28. Percorso più lungo, ma nettamente migliore.

Il parcheggio consiste nel lasciare la macchina a bordo strada, appena prima dell’ingresso del locale. Diciamo che per arrivare in questo posto bisogna proprio averne voglia. Entriamo.

Abbiamo prenotato per le 20,30, ma siamo in ritardo. Sono le 21,00, ma la simpatica signora del locale non ci fa alcun tipo di problema. Ci accomodiamo e, come avevamo previsto, il gruppo si divide secondo le due categorie lavorative di appartenenza. Manca giusto un pannello in plexiglass e lo sportello è servito.

La struttura è semplice, stile baita, con grosse travi in legno e tanta pietra a vista. La sala è unica e conta circa una trentina di coperti. A destra dell’ingresso c’è anche una zona esterna attrezzata con un altro paio di tavoli, ma che dà l’impressione di essere poco utilizzata.

Il nostro tavolo è già apparecchiato con tanto di acqua sfusa in caraffa, cestini di pane casereccio tiepido (buono) e diverse bottiglie di vino della casa dal sapore un po’ rude, diciamo casalingo. Non cattivo, ma neanche memorabile.

Ovviamente il menù è già impostato. Si parte con una sorta di aperitivo composto da svariati Stuzzichini serviti in numerosi piatti di portata ed accompagnati da un flûte di spumante: pizzette calde, bocconcini di formaggio e prosciutto crudo, frittelline di cipolle ed un frutto tagliato a metà che sembra tanto un parente stretto del frutto della passione. Idea semplice, ma efficace. Lo stuzzico, o forse sarebbe meglio dire Giro di antipasti, prosegue con delle focaccine calde alle noci abbinate a bruss e miele (buone), una rollè di vitello e melanzane presentata su di un letto di verza (non entusiasmante), stesso discorso per gli involtini di bietole (salatissimi) e le sciue cine, versione dialettale dei fiori di zucca ripieni. Va a completare questo loro tour di sapori dell’entroterra il cinghiale caramellato, bocconcini di cinghiale prima cotti e poi passati in agrodolce, interessante e piacevole il contrasto tra il sapore forte della selvaggina ed il dolciastro dell’agrodolce. Buono. Diciamo un giro di antipasti sicuramente abbondante, ma che ha alternato piatti discreti a piatti meno convincenti.

Passiamo, ora, ai due primi. Una Crepe agli asparagi e formaggio e dei Tagliolini al pesto. Crepe mal riuscita, asciutta, poco cremosa ed asparagi troppo duri, mentre i tagliolini sono buoni, fatti in casa e con un pesto saporito e delicato.

Nell’attesa dell’unico secondo ci vengono servite delle ciotoline con Zuccherini alcolici alla menta. Ci può anche stare l’idea, ma ho trovato poco azzeccato l’utilizzo della menta, troppo invasiva. In previsione dell’arrivo di altri piatti sarebbe stato più indicato un sapore neutro, tipo limone.

Arriva il secondo, Coniglio alla ligure. Ben cucinato, con tutti i sapori del caso. Proprio buono. Peccato essere, ormai, troppo sazi e non poterlo gustare come meriterebbe.

In chiusura, bottiglia di limoncino sul tavolo e dolcetti fatti in casa. Dolcetti di solo burro, decisamente pesanti. Dopo il caffè, è giunto il momento di pagare. La quota fissa pro capite è pari a 27 euro.

Un menù sicuramente generoso, ma che, nel suo percorso, ha inciampato troppe volte. Questo sempre e comunque secondo il mio personalissimo gusto e parere. Il voto oscilla intorno alla sufficienza, ma credo occorra una seconda occasione. Se torniamo, però, cambiamo strada.

A seguire i link dove poter trovare tutte le mie recensioni:

www.jerryb.it

www.ilmangione.it/Je70Je

www.tripadvisor.it/JERRY B

e su Facebook cercando la Pagina “GNAM GNAM”

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