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L’occasione per tornare all’Agrodolce è, diciamo, “lavorativa”. Riceviamo la visita di una nostra società collegata per la chiusura di un progetto molto lungo. A coronamento di questo nostro intenso rapporto di lavoro, un pranzo di un certo livello ci sta benissimo. Avvisiamo per bloccare un tavolo da sei persone ed alla mezza ci incamminiamo verso il locale.
Dal nostro ufficio ci sono pochi passi, ma provo a spiegare il percorso per chi venisse da fuori. Uscita autostradale di Imperia Est, direzione centro. Una volta incontrata Piazza Dante con la grande fontana al centro, si imbocca la via che porta verso il porto commerciale. Tre, quattrocento metri e, svoltando a destra, si raggiunge un enorme e comodo parcheggio (gratuito), dove poter lasciare la macchina. Il ristorante è situato direttamente sulla banchina del porto con un ingresso dai portici ed un altro dalla via appena percorsa in auto.
La struttura è di recente apertura. Questa gestione è presente dal 2002. L’arredamento molto elegante e curato. Tinta salmone alle pareti con la presenza di numerose nicchie attrezzate con mensole in cristallo per l’esposizione di bottiglie varie, pavimenti in cotto rosa antico e soffitti a volte. L’illuminazione è gestita con numerosi faretti, in tinta con le pareti, che proiettano la luce verso il soffitto e con alcune abat-jour di varie dimensioni collocate in posizioni strategiche. I tavoli e la mise en place sono relativamente semplici, ma eleganti e di gusto. Nulla da dire.
Ci accoglie Alessandra, responsabile della sala, nonché compagna dello chef Andrea Sarri. Ci sono due sale a disposizione, che contano una quarantina di coperti, ma noi veniamo fatti accomodare nella saletta subito all’ingresso, separati dal resto dei tavoli. Ci sarebbe anche il dehor posizionato direttamente sulla banchina del porto, a due passi dal mare, ma fa troppo caldo e preferiamo rimanere dentro. Si comincia.
La tavolata si divide in due per la scelta degli antipasti: tre porzioni di Millefoglia di bruschetta con triglie rosse di scoglio, trombettine e battuto ligure ed altre tre di Tonno appena scottato con fois gras, accompagnato da marmellata di cipolla rossa di Tropea. Ottima la qualità dei piatti, delle materie prime trattate e la loro presentazione. Porzioni ridotte, ci può stare in un locale simile anche perchè poi il pranzo sarà lungo. La carta dei vini è particolarmente ricca, con una presenza massiccia di etichette nazionali, ma anche una particolare cura verso gli champagnes ed i vini da dessert. Prima nostra scelta un Greco di Tufo – Torre degli Angeli dell’azienda vinicola di Terredora di Montefusco (AV), del 2005. Un bianco color giallo paglierino, da 12 gradi, amabile e leggermente fruttato. Il servizio è particolarmente curato, forse troppo. La gestione delle bottiglie lasciata ai camerieri non è sempre indovinata, se si vuole garantire un servizio di questo tipo, l’attenzione va mantenuta ai massimi livelli, altrimenti è consigliabile lasciar fare ai commensali. Personalmente trovo questo tipo di servizio particolarmente soffocante. Ma proseguiamo.
Il gruppo dei sei si divide nuovamente. Tre primi e tre secondi. Il primo terzetto ordina Spaghetti artigianali di Gragnano con aglio, olio, peperoncino, pomodorini pachino, calamaretti pennini e foglie di basilico fresco. Molto buoni, perfetta la cottura della pasta, saporito il condimento, ma molto scarsa la porzione. Piatto in perfetto stile “Nouvelle Cousine”. Il secondo terzetto sceglie, invece, una Composta di scampi di Oneglia gratinati con pane alle erbette aromatiche. Vale lo stesso identico discorso fatto per il piatto precedente. Ottimi gli scampi e la presentazione del piatto, ma la quantità latita. Piuttosto allungati i tempi di attesa tra una portata e l’altra. Con la seconda bottiglia di vino ci spostiamo dalla Puglia alla Sicilia. Scegliamo un Leone d’Almerita del 2005 dell’azienda vinicola siciliana Tasca d’Almerita. Siamo passati ad un vino decisamente più corposo, con i suoi 13.5 gradi, che unisce gli aromi e le fragranze del Catarratto bianco e dello Chardonnay, dal gusto anch’esso leggermente fruttato e molto intenso.
Nel nostro percorso ci sta ancora una piccola Degustazione di formaggi degli alpeggi piemontesi e liguri. Giusto un assaggio. Molto buoni ed appetitosi. Nonostante qualche indecisione dei camerieri il pranzo scorre via liscio. Chiudiamo con i dolci: sorbetti per tutti, o quasi. Cinque di noi decidono per un Sorbetto (mela, mandarino o limone) con correzione di vodka o calvados, a seconda del gusto scelto. Solo un nostro ospite esce dal coro e preferisce un Tortino di cioccolato Guanaja accompagnato da pere martine cotte nell’Ormeasco. Il tortino sembra veramente buono, ma molto azzardato l’accostamento con le pere accomodate. Il goloso del gruppo decide di accompagnare il tortino con un Moscato Passito Dindarello. Ottimo abbinamento.
E’ giunta l’ora del conto. La spesa è di 427 euro, così suddivisa: tre bruschette di triglie 54 euro; tre tonni 66 euro; tre spaghetti di Gragnano 60 euro; tre composti di scampi 108 euro; la degustazione dei formaggi 22 euro; sei dolci 60 euro; il Moscato 6 euro; il Greco di Tufo 18 euro; il Leone d’Almerita 15 euro; due acque 6 euro; sei caffè 12 euro e grappe offerte (e vorrei vedere, con questi prezzi!). Il livello dei piatti è, senza ombra di dubbio, molto alto anche se si rischia di uscire con la fame, il servizio è molto curato, ma con qualche pecca o esagerazione qua e là, i prezzi sono alti, allineati al taglio voluto dare al locale, ad eccezione del vino che ho trovato il più proporzionato nel rapporto qualità/prezzo. Trovo questo ristorante perfetto per una “lunga” cenetta romantica, magari anche celebrativa.
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