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Con la cena in questo ristorante inizia ufficialmente la nostra mini vacanza a Copenaghen. Siamo in cinque, io con consorte e pargola ed un’altra coppia di nostri amici.

Fa un freddo cane e comincia a nevicare. Siamo appena arrivati, comincia ad essere tardi (qui si cena presto) e, senza conoscere la città, dobbiamo trovare un locale dove poter mangiucchiare qualcosa. Ci ispira un ristorante vicino al nostro albergo, soprattutto l’insegna con la scritta “Steakhouse”. Entriamo.

Troviamo un ambiente molto carino, decisamente moderno e dall’atmosfera soft. Luci soffuse, arredi minimal, musica in sottofondo. Chiediamo un tavolo e veniamo prontamente accontentati, con tanto di seggiolone per la nostra bimba. In questa vacanza risolveremo brillantemente il problema nei confronti della loro contorta lingua grazie ad una discreta conoscenza dell’inglese e, in caso di emergenza, all’assistenza della punta di diamante del gruppo, la fidanzata del mio socio, insegnante di inglese.

Dopo una sbirciata al menù (in sola lingua danese) e qualche domanda in inglese, ci avventuriamo nella degustazione dei loro piatti. Cominciamo col beveraggio: quattro birre piccole (che poi tanto piccole non sono), quattro boccali di buona Birra Carlsberg ed una bottiglia di acqua naturale.

Il mio socio ordina una Kartoffelsuppe, una densa zuppa di patate e porri con aggiunta di crostoni da inzuppare. Sapore deciso, ma delicato.

Per noi altri un assaggio di Salatbar, una sorta di buffet che mette a disposizione due tipologie di piattini (grandi e piccoli) con i quali si può creare il proprio antipasto freddo: verdure varie, mozzarelline, salsine e pasta fredda. Ad essere onesti, nulla di eccezionale.

Per la nostra bimba un Kyllingebryst, un petto di pollo impanato e fritto, servito su di un grande piatto ovale e guarnito con verdurine impanate e fritte e riso in bianco. Piatto buono e sostanzioso, anche troppo per una bimba, ma ci pensiamo noi “grandicelli” a spazzarlo via.

Anche il mio socio, dopo la zuppa, ordina lo stesso piatto di mia figlia, mentre la sua ragazza sceglie, col sottoscritto, un Oksemørbrad 200g, un tenerissimo e succulento filetto di manzo. Anche in questo caso si tratta di un grosso piatto di portata con un contorno di patatine fritte, verdurine grigliate ed un paio di strane salsine servite all’interno di piccole brocche. Piatto ottimo, sostanzioso e scenografico.

Per mia moglie, infine, un Peber hakkebøf 200g, piatto simile al nostro, con lo stesso contorno appagante, ma con l’utilizzo di un hamburger al posto del filetto. Il risultato rimane ugualmente buono, anche se l’hamburger, almeno personalmente, concede meno soddisfazioni al palato.

Chiudiamo la nostra prima serata danese con due dolci: una Pandekage ed una Pæretærte. Il primo dolce è una torta di cioccolato magro e carote, molto più cioccolato che carote, buona e leggera. Il secondo è una crostata di cioccolato, cannella (presente sui dolci quasi ovunque) e pere. Secondo dolce meno intrigante del primo.

Saltiamo i caffè, perché nonostante la precisazione nel volere un espresso, non riceverai mai un vero espresso, ma una brodaglia in stile Starbucks. A chi piace.

Chiediamo il conto. Il totale è pari a 1.369 corone danesi che, al cambio attuale, sono all’incirca 182.50 euro.

Ci aggiriamo intorno ai 37 euro pro capite, non è poco, ma capiremo, nei giorni successivi, che non è poi così caro. Partiamo dal presupposto che qui la vita è piuttosto cara e che le portate, da noi richieste, sono state numerose ed abbondanti. La qualità della carne è stata di notevole livello, la location accattivante ed il servizio disponibile, considerate le inevitabili difficoltà di comunicazione. Nel complesso un buonissima serata.

A seguire i link dove poter trovare tutte le mie recensioni:

www.jerryb.it

www.ilmangione.it/Je70Je

www.tripadvisor.it/JERRY B

e su Facebook cercando la Pagina “GNAM GNAM”

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jerryb@libero.it

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