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Dietro consiglio di un nostro collega decidiamo di sperimentare un nuovo locale a San Bartolomeo al mare. Si chiama “Ai Secoli Bui”. Entriamo.
Una cameriera ci porta immediatamente i menu scritti in un pittoresco latino e ci informa che tra un attimo passerà il templare ha spiegarci tutti i fuori menù. L’atmosfera richiama perfettamente il nome del ristorante, la luce è veramente molto scarsa, mantenuta da piccole lampade appese al muro. Per il resto, il locale risulta carino e presenta una mise en place molto spartana. Come è giusto che sia.
E’ giunto il momento dell’incontro col nostro templare che ci fornisce una serie di spiegazioni su come viene gestito il locale. A memoria ci elenca tutte i piatti fuori lista spiegandoci minuziosamente ogni passaggio necessario per la composizione del piatto. La sua performance dura una ventina di minuti circa. Ad un certo punto credo si sia anche accorto, dalle nostre facce, che non riuscivamo più a stargli dietro. Va bene la cura del dettaglio, ma così ci è sembrato eccessivo. Siamo più confusi di prima.
In attesa della nostra ordinazione ci viene offerto un Pinzimonio. Un mix di verdure crude da gustare con olio di loro produzione sul quale il cameriere mantiene un alone di mistero perché il compito della spiegazione sembra spettare ad un altro suo collega. Altra lunga performance dialettica. Scopriamo che le olive sono del nostro entroterra, zona di Aurigo. Purtroppo per lui anche il mio socio è sia del settore che per giunta della stessa zona. Quando finalmente riusciamo ad assaggiare questo benedetto olio, rimaniamo delusi. L’olio non è nuovo, come ci è stato assicurato, e neanche particolarmente saporito. Peccato.
Decidiamo per tre Poker di affettati ed un Tagliere di formaggi. Il tanto decantato poker non è altro che un tagliere con una discreta composizione di salumi di cinta senese. A questo viene accostato un cestino di focaccia che avremmo preferito fosse tiepida. Più convincente, invece, il tagliere di formaggi. Quattro differenti tipologie provenienti da diverse regioni d’Italia, dal sapore molto particolare e gustoso. Formaggi accompagnati da tre salse di loro produzione, miele, mostarda di pomodoro e marmellata di fichi (la migliore).
Per quanto riguarda il bere, il locale propone una modesta lista di vini, prevalentemente locali, ma noi decidiamo di ripiegare su dell’ottima Birra.
La nostra cena prosegue con un secondo di carne per tutti. Decidiamo di scegliere quattro piatti diversi per poter spaziare meglio tra le proposte della loro cucina. Delle Rostelle di capra, ottime, saporite, cottura perfetta. Stessa valutazione per la Salsiccia alla piastra. Un gradino sotto per la Costata, una via di mezzo tra vitellino e vitellone. Così ha voluto precisare il templare. A mio parere non particolarmente gustosa nonostante sia molto tenera e puntuale nella cottura. Ed infine una Tagliata di Angus argentino, molto più saporita, carne rosea all’interno e con la doverosa crosticina esterna. Buona.
Per tutti i secondi presenti nel menù sono previsti due tipi di contorni, verdure grigliate oppure semplice insalata con pomodori. Sarà anche banale, ma di certo due patatine fritte non ci sarebbe dispiaciute. A questo punto vada per le Verdure grigliate.
Siamo ai dolci. Il mio socio decide per la solita Coppetta di fior di latte. E poi ordiniamo un paio di Bicchierini di cioccolato magro, mascarpone e gocce di cioccolato. Ottimi.
Ancora due limoncini (mediocri) e poi il conto. Prima, però, si ripresenta il templare per proporci il gioco finale del locale. Gli Occhi del Serpente. Il gioco consiste nel tirare due grossi dadi di legno ed ottenere la coppia di assi. Chi riesce ha diritto allo sconto di una delle consumazione della serata. Insomma, non proprio un gran premio. Noi comunque facciamo nove.
La spesa complessiva è pari a 143.40, poi scontata a 135 euro. Ecco il dettaglio: tre poker di affettati 30; un tagliere di salumi 10.50; le rostelle 16; la salsiccia 7.50; la costata 22; la tagliata 16.50; il gelato 3.50; due bicchieri di cioccolato 9; tre birre medie 13.50; una birra piccola 2.50; una lattina di coca 2.40; una bottiglia di acqua 2; tre caffè 3 e due limoncini 5.
Obiettivamente troppo! Non abbiamo ricevuto qualità e quantità sufficienti per giustificare una spesa da oltre trentacinque euro pro capite. A loro favore riconosco il tentativo di originalità e la simpatia del personale (eccetto le infinite spiegazioni). Diciamo, però, che la strada sembra ancora maledettamente lunga.
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