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Vigilia della Cresima della mia pargola. Per cena decido di tornare…a casa. Dopo due anni di lontananza, torno a mangiare da Silvia, al ristorante Dalla Padella alla Brace. Prima i doverosi baci ed abbracci e poi ci accomodiamo. Siamo in cinque. Il nostro tavolo non è nella prima sala, ma nel dehor interno che si raggiunge dopo aver oltrepassato un piccolo giardino. Al tavolo si presenta il figlio di Silvia, Andrea che ora si occupa anche della sala senza essere più confinato esclusivamente in cucina.
Cestino del pane e focaccia fatti in casa con aggiunta di una mini degustazione di olio locale. Ottimo. Mi accodo alla preferenza dei miei amici ed ordiniamo delle bollicine. Andrea ci propone un Animante Franciacorta DOCG dell’Azienda Agricola Barone Pizzini. Conosciamo la cantina e ci fidiamo di Andrea. Direi perfetto. Si può cominciare.
Primo giro di piatti uguale per tutti. Il Brandacujun con crema all’aglio nero e scorzette di limone candito. Due porzioni di un buonissimo branda. Ottima la consistenza e molto apprezzata la presenza (fresca) della scorza di limone.
Il secondo giro di piatti è decisamente più variegato. La signora, insieme alle due ragazze, ordinano i Calamari arrostiti su vellutata di patate al limone con polvere di olive taggiasche. Non sono un fan dei calamari grigliati, ma considerata l’elevata qualità della materia prima e l’indiscussa abilità in cucina, non si può che apprezzare il piatto.
Il mio socio decide per uno dei piatti fuori menù proposti questa sera, lo Stoccafisso all’Onegliese. Un classico della cucina locale, servito in umido con patate, pinoli ed olive taggiasche. Veramente buono.
Ma il top, secondo me, lo si raggiunge con il mio piatto. Ho scelto degli Spaghetti del pastificio Bossolasco con aglio, olio, peperoncino e calamaretti. Pasta più ruvida e leggermente più spessa, condimento top con una corposa presenza di piccoli calamari. Come detto, il piatto in assoluto più convincente.
Passiamo ai dolci. Una Crostata morbida con crema cotta al forno con fichi caramellati e castagne arrostite. Crema cotta all’interno della frolla e, sopra la crostata, una montagna di fichi e castagne che ne fanno una goduria per occhi e palato. Buonissima, ma una botta calorica non indifferente. Per me e le due ragazze, invece, tre porzioni di Meringhe con panna montata. L’ho già sottolineato più volte, la panna di Silvia mi ricorda quella (esagerata) della pasticceria Giudice. Questa botta di amarcord vale solo per chi è “anta” come il sottoscritto. Eccezionale! Per il mio socio, poco amante dei dolci, Silvia porta comunque un piattino di Stroscia, dolce tipico del primo entroterra imperiese.
Tre caffè ed un giro di Zibibbo, gentilmente offerto. Ed ora il conto. La spesa complessiva è pari a 225 euro.
Siamo a 45 euro pro capite. Un conto adeguato soprattutto se rapportato alla qualità dei piatti proposti. E’ sempre un piacere tornare a trovare Silvia ed Andrea.
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