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La giornata, meteorologicamente parlando, non promette nulla di buono ed allora cosa c’è di meglio di una sana gita domenicale nel nostro entroterra ligure ad assaporare la cucina del territorio? Siamo in compagnia della nostra storica coppia di amici, più (ovviamente) le rispettive pargole.
Abbiamo prenotato a Lucinasco, presso l’agriturismo annesso all’azienda agricola DinoAbbo. Prima esperienza. Qualche indicazione stradale per raggiungere la struttura: partenza da Imperia e la direttiva da seguire è la SS 28. Evitate la nuova statale ed imboccate la vecchia strada, oltrepassando l’abitato di Chiusavecchia, fino a raggiungere il bivio sulla sinistra per Lucinasco. Da qui, sulla SP 30, ci sono ancora una decina scarsa di km di tornanti che vi porteranno direttamente dentro il paese. L’azienda DinoAbbo si trova all’altezza del primo tornante ed è suddiviso in due corpi distinti, l’agriturismo sulla destra, leggermente sotto strada e dopo una ventina di metri l’azienda agricola. Per un parcheggio nelle immediate vicinanze bisogna improvvisare sulla strada (poco frequentata), altrimenti continuando a salire, dopo circa duecento metri, si può trovare, a bordo strada, un discreto parcheggio. Ed è quello che facciamo.
L’ingresso è carino, una stradina in discesa, tutta in pietra, perimetrata da eleganti aiuole in fiore, ci conduce verso l’entrata del locale, anch’essa completamente rivestita in pietra faccia a vista. La prima stanza che incontriamo è un salottino che fa da anticamera alle altre due zone che compongono la struttura, avanti dritto la zona servizi e sulla destra, l’unica sala con i tavoli che contiene anche una seconda sala adibita a cucina con tanto di finestra a vista. I coperti sono circa 40, tavoli ben distanziati tra di loro, con noi c’è solo un altro tavolo prenotato. L’arredo è semplice ed ordinato, pavimento in cotto, pareti bianche e legno ovunque: le travi sul soffitto, le varie credenze, gli oggetti rurali appesi ai muri. Ci accomodiamo.
Per cominciare acqua naturale, gasata e cestino di pane casereccio. Ma arriviamo alla nota dolente del servizio. Al momento di scegliere il vino, visto la propensione del mio socio verso il bianco, vorremmo capire cosa offre la loro cantina, ma la cameriera ci fa sapere che sono rimasti senza vino bianco!?! Nel frattempo leggo sulla carta dei vini la presenza di una “Birra di Lucinasco”, probabilmente un prodotto artigianale, ma anche in questo caso ci sentiamo dire che ne sono sprovvisti. Siamo così costretti a scegliere un vino rosso ed il mio amico deve pasteggiare praticamente ad acqua. Mi sembra una cosa talmente assurda. La cameriera prova a dare una qualche spiegazione, ma senza grossi risultati e quindi non ci resta altro da fare che superare il momento di imbarazzo generale. Scelgo un Ormeasco di Pornassio “Gocce di Sereno”. Un’etichetta del 2008, mai sentita prima, ma devo dire piacevole.
Il loro menù parte con una Degustazione degli antipasti, a cominciare da un piatto di portata con una serie di piccole fette di pane casereccio sulle quali vengono proposti diversi sapori: formaggio, salsina di pesto e pancetta. A seguire, altri due piatti di antipasti, questa volta serviti ad ognuno. Il primo composto da un trittico di frittatina calda di carciofi, vitello tonnato e cestino di grana con insalata di gallina e pinoli. Discreto. Il secondo piatto è così strutturato: flan tiepido di piselli, crepe di asparagi con relativa purea e julienne di carne, carote e carciofi. Quest’ultimo piatto è veramente squisito, ho trovato particolarmente azzeccata la scelta e l’accostamento dei prodotti del territorio utilizzati.
Piccola pausa in attesa dell’arrivo dei primi. Ci stanno due passi per la sala con le nostre bambine.
I primi piatti sono due: Ravioli di ortiche e spinaci con ragù di coniglio e Lasagne integrali con i carciofi. Apprezzabile il ripieno dei ravioli, ma mi sono sembrati eccessivamente cotti e poco insaporiti dalla scarsa presenza del ragù di coniglio. Occorreva qualche pezzo di carne in più per rendere il tutto un po’ più grintoso. Altro discorso per le lasagne, buonissime, particolari, gustose e sostanziose. Direi perfette.
Altra pausa ed altre scorribande intorno ai tavoli con le nostre bimbe. Per fortuna (per noi) che la sala è abbastanza libera.
Arrivano i secondi, anche in questo caso due: Cinghiale con contorno di patate al forno e Tagliata di manzo. Entrambi molto buoni. Ben cotto il cinghiale, discretamente tenera la carne e buone le patate. Particolarmente riuscita la tagliata, in crosta, rosea al suo interno ed insaporita da un delicato bagnetto verde.
Siamo quasi arrivati al termine del nostro pranzo. Manca solo il dolce. Si tratta di un Tris di dolci composto da creme caramel, mousse di cioccolato fondente ed una specie di torta margherita ripiena con crema pasticcera e frutti di bosco. Tris di dolci eccezionale. Veramente ben fatti.
Ci stanno ancora quattro caffè, quattro limoncini ed il conto. Alla quota fissa pro capite di 27 euro vanno aggiunti altri 11 euro per la bottiglia di vino, per un totale pari a 119 euro.
La spesa potrebbe anche essere correttamente rapportata al menù proposto, un menù giustamente tradizionale e genuino. Dico potrebbe perché non si può dimenticare, però, la loro grave mancanza sulla scelta iniziale dei vini. Daremo loro modo di rifarsi.
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