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Serata conclusiva del nostro soggiorno a Barcellona. Il gruppo si riunisce al Porto Olimpico per una cena a La Taberna Gallega de Marcos. Locale immenso, folkloristico, ma di stampo pericolosamente turistico. Ce ne freghiamo e ci accomodiamo. Siamo in sei. Il nostro tavolo è all’aperto, ma direi che si può resistere. Ci sarebbero anche numerosi funghi riscaldanti, ma…spenti.
Un cameriere particolarmente serioso e veloce (troppo) si occupa delle nostre ordinazioni. Per cominciare, alcuni piatti da compartir. Un paio di Pulpo de la Ria “A Feira“, o Polpo Galiziano. Morbido, saporito e piccante quanto basta. Due porzioni di Pimientos de padron. Piccoli peperoni verdi, più o meno piccanti, rosolati nell’olio d’oliva. Uno dei finger food più sfiziosi della penisola iberica. Ed infine altri due piatti di Chipirones fritos a la Andaluza. Una frittura di calamari e moscardini. Discreta, forse leggermente unta. Tutto sommato un buon inizio.
Da bere due bottiglie di Vino rosso della casa. Accettabile. Il servizio è velocissimo, in un amen quel simpaticone del cameriere si presenta nuovamente al nostro tavolo per sapere come vogliamo proseguire. Un attimo, stiamo ancora masticando i moscardini! Mah!
Nel frattempo, a conferma della chiara impostazione turistica del locale, un gruppetto di musicisti allietano la clientela con evergreen gitani. Decisamente kitsch, ma divertenti.
Ordiniamo l’immancabile Paella de pescado y marisco. Buona, ma non buonissima. Ci viene presentata la gigantesca teglia, ma poi viene impiattata lontana dal nostro tavolo. La sensazione di tutti noi è che non l’abbiano servita del tutto. La teglia sembrava troppo grande per esaurirsi dopo solo sei piatti di paella. Vabbè. Vorrà dire che torneremo in Italia con questo dubbio. Con la paella chiediamo due caraffe di Sangria. Buona.
Chiudiamo la nostra cena con un giro di dolci. Due Creme Catalane e due Sacher con la panna (spray). Senza infamia e senza lode.
E’ il momento del conto che, come tutto il resto, arriva velocissimo. La spesa complessiva è pari a 288 euro. Vuol dire poco meno di cinquanta euro pro capite. Decisamente caro e sproporzionato. Sapevamo che avremmo pagato pegno. Andremo via da questo locale col dubbio sulla paella ed il ricordo dell’irresistibile sorriso del cameriere!
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