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Da tempo abbiamo preso il bigliettino di un ristorante notato a Toirano durante la popolarissima Sagra dei Gunbi (frantoi) ed il prossimo Sabato vorremmo andare a provarlo.
Il nome del locale è molto affascinante, Il Cappello di Guguzza. Raggiunto il ristorante, il primo impatto è molto, molto, ma molto positivo. Si tratta di un frantoio del cinquecento sapientemente ristrutturato mantenendo o riportando alla luce le vecchie pietre a vista presenti un po’ dappertutto. Nei soffitti a volte, nelle pareti, nelle nicchie. In una piccola sala si nota un grosso camino a forma di cappello (di Guguzza, appunto) che da il nome al locale e che trae spunto da una nota fiaba moldava. La stessa origine della chef in cucina.
Il nostro tavolo è nella sala principale. Siamo in quattro. In attesa delle nostre ordinazioni, una gentile cameriera ci serve un ottimo cestino di pane fatto in casa, accompagnato da uno strambo recipiente pieno di squisite Frittelline di patate e porri. Buon inizio.
Partiamo dal vino. Scegliamo un Greco di Tufo Terredora di Paolo – Montefusco (AV). Un bianco del 2006 da 13 gradi, ben strutturato, piacevole, ma nonostante il cestello del ghiaccio, non sufficientemente fresco. Peccato.
Il menù offre una serie ridotta di piatti che, però, denotano ricerca della materia prima e cura del particolare. E’ previsto anche un menù pensato per i più piccoli.
Primo giro di piatti. Ordiniamo un Piatto di mezzo, delle Acciughe ripiene. Una mezza dozzina circa di corpose acciughe, impanate e fritte, molto delicate e saporite. Ottimo. Gli altri tre piatti consistono in Straccetti di pescato del giorno. Si tratta di un carpaccio misto di mare (mignon), presentato su di un sottile strato di condiglione. Composizione del piatto apprezzabile, ma i pochi filetti di pesce presenti, si perdono nel battuto di pomodorino fresco che ne copre il sapore. Discreto, ma meglio le acciughe.
Il secondo giro di portate è uguale per tutti. Errore imperdonabile, soprattutto quando si sperimenta un nuovo locale. Sarebbe meglio diversificare le scelte, nei limiti del piacere personale ovviamente, per capire il più possibile cosa offre la cucina. Mea culpa.
Fino a questo momento abbiamo apprezzato particolarmente il servizio, attento e puntuale, ma dopo gli antipasti i tempi si allungano notevolmente. Dopo un’abbondante mezz’ora di ritardo arrivano i nostri quattro primi piatti. Attesa eccessiva. Abbiamo scelto Gnocchetti alla Silana. Pasta fatta in casa, porzione discreta, cotta al punto giusto, leggermente sporcata di zafferano e condita con bocconcini di trota e piselli. Piatto deludente. Nessuno degli ingredienti, a nostro avviso, è riuscito a dare la giusta nota di sapore al piatto. E’ rimasto, nel complesso, abbastanza anonimo.
Io ed il mio socio abbiamo ancora fame e decidiamo di ordinare ancora una Selezione di formaggi. Ci viene servito un grosso piatto sul quale sono stati disposti quattro variazioni di formaggi accompagnati da miele, una composta di Brachetto (squisita) e dei bocconcini di pera. Soddisfatti.
La cena termina con un solo dolce, un Tortino al cioccolato. Buono, ben fatto.
E’ il momento del conto. La spesa complessiva è pari a 129 euro. Poco più di trenta euro pro capite, direi un conto adeguato a quanto proposto. Rimane comunque il rammarico per un paio di piatti poco convincenti ed una lentezza eccessiva nel servizio, peraltro molto gentile e cordiale. Sono dell’idea che una sola visita non sia sufficiente per determinare la qualità di un locale, gli incidenti di percorso sono sempre dietro l’angolo e quindi urge assolutamente un’altra cena di verifica.
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