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Per il prossimo Sabato siamo da soli. Non abbiamo amici da vedere, genitori o suoceri da “accudire”, feste da presenziare. Nulla. Un Sabato sera totalmente libero da impegni e da poterci godere noi due da soli. Un’occasione simile merita di essere festeggiata come si deve.
Decidiamo di prenotare la cena in un ristorante a Cervo: il Porteghetto. Durante le nostre scorribande in moto ci passiamo davanti in continuazione, ma non abbiamo mai avuto modo di provarlo. Io ho un vago ricordo, di molti anni fa, ma legato soprattutto alla spiaggia sottostante, annessa al ristorante. Ce ne hanno parlato in molti, sottolineando la bellezza del locale e la sua meravigliosa posizione a picco sul mare. Telefono immediatamente e, con una persona molto cordiale, prenoto un tavolo per la cena di Sabato. Chiedo se è ancora possibile avere un tavolo a ridosso della vetrata e mi viene risposto che le prenotazioni sono già tante, ma che verrà fatto il possibile per accontentarci.
Raggiungiamo il Porteghetto in moto. Per noi si tratta di circa dieci minuti, ma per chi arrivasse da più lontano, o non fosse pratico della zona, ecco qualche dritta: uscita autostradale di San Bartolomeo al mare e direzione Alassio. Dopo un paio di minuti, una volta superato l’abitato di Cervo, noterete l’insegna del ristorante sulla destra. Come ho già detto, siamo in moto, e quindi non abbiamo nessun problema di parcheggio, ma per chi fosse in macchina le possibilità sono scarsine. Una trentina di metri prima, sul lato opposto della strada c’è un discreto parcheggio e qualche altro posto si trova sulla salita adiacente che porta verso il centro storico di Cervo. In ogni caso, poca roba.
Ci dirigiamo verso il ristorante. Da uno slargo, a lato dell’Aurelia, parte una scalinata ricavata nella roccia che scende verso il mare. Già da qui si può cominciare a capire quale sarà la cornice della nostra cena. Per chi fosse in anticipo, consiglio una sosta a metà discesa per un aperitivo sulla terrazza del lounge bar annesso al ristorante. Un ambiente bianco e blu trasmette la sensazione di immergerti in una piscina. Le vetrate, le mensole trasparenti dietro il bancone ed il gioco di luci fanno il resto. Una splendida terrazza, che fa da tetto al ristorante, ti permette di sorseggiare il tuo drink all’aperto e di godere di una vista stupenda. Noi, però, non ci fermiamo perché è già ora della nostra prenotazione.
La seconda tappa della scalinata, prima di concludersi in spiaggia, è la nostra. Il locale è praticamente ricavato nella roccia e la sua posizione a picco sul mare è qualcosa di impagabile. Non appena entrati ci viene incontro una cameriera molto gentile che ci conduce al nostro tavolo. Alla fine la promessa fatta al telefono è stata mantenuta. Siamo stati posizionati vicinissimi alla gigantesca vetrata che divide la sala dal…Mediterraneo! Ci guardiamo intorno e rimaniamo decisamente colpiti dall’ambiente che hanno saputo creare. L’unica sala è raccolta, con all’incirca una decina di tavoli, ognuno dei quali curati in ogni minimo dettaglio. La parete a monte non è stata realizzata, ma hanno lasciato che fosse la roccia stessa a delimitare la sala. Ma la differenza la fa l’immensa vetrata panoramica di fronte, con un’apertura pazzesca che si sfoga sul golfo sottostante. Pavimento realizzato con piastrelle di grandi dimensioni, color crema, con effetto parquet. Sul soffitto sono presenti diversi faretti, coppie di luci incassate e casse per la filodiffusione che scaldano ancor di più l’atmosfera. Al centro della stanza un pilastro dello stesso colore della roccia illuminato con altri faretti e sul quale sono disposte alcune mensole per l’esposizione dei loro “ammazzacaffè”. La mise en place dei tavoli è molto curata: tovaglia bianca e copri tovaglia crema, piattino a lato con panetti caldi, un vasetto in vetro con alla base sabbia e conchiglie fa da supporto alla candela accesa e le sedie trasparenti danno un tocco di originalità. Diciamo che l’ambiente è veramente suggestivo.
Ci viene portato il menù, servita l’acqua e di seguito un buon Mionetto, come aperitivo.
Al momento di fare le nostre ordinazioni, facciamo la nostra conoscenza col proprietario del locale. E’ un piemontese (Torino?) simpatico e chiacchierone. Ci intrattiene piacevolmente per qualche minuto per poi passare alle nostre richieste.
Partiamo dal vino. Non ho intenzione di dilungarmi troppo sulla loro carta e gli chiedo un bianco fermo, non troppo fruttato e lontano dalla Liguria, tastando così la sua preparazione vinicola. Mi spiega che la loro cantina è ancora in fase di evoluzione. Si sta rendendo conto che le etichette locali a disposizione sono eccessive. Quando ci sono delle precise richieste da parte dei clienti, queste riguardano quasi sempre le stesse tre o quattro aziende e quindi alcune etichette del territorio potrebbero essere sostituite con altre di regioni diverse, arricchendo così la loro offerta. Mi trova d’accordo. Dopo questa premessa, mi propone un Ribolla gialla dell’azienda vinicola Ronchi di Cialla (UD). Un vino del 2006 da 12.5 gradi, servito fresco nel suo cestello. Forse un po’ troppo fruttato e non esattamente ciò che avevo chiesto, ma in ogni caso piacevole.
Passiamo ai nostri piatti. Mia moglie ordina dei Gamberoni in pasta Kataifi, tre grandi gamberoni parzialmente sgusciati. Testa e coda intatte e solo il corpo avvolto in una specie di pasta sfoglia sfilettata (Kataifi) che una volta cotta sembra una sorta di pagliuzza di fieno. Il rivestimento e qualche goccia di miele sparsa qua e là nel piatto danno ai gamberoni un sapore molto particolare e saporito. Ottimi.
Per me, invece, i Carpacci di pescato del giorno, un abbondante piatto di carpaccio di ricciola ed ombrina accompagnato da insalatina verde ed una bruschetta croccante insaporita con una “strofinata” di pomodoro, olio, basilico e sopra un pomodoro pachino di guarnizione. Gusto molto forte. Si sente intensamente il sapore del pesce fresco e crudo. Lo immaginavo più marinato, non sono un amante del crudo di mare, ma ho apprezzato comunque la freschezza del piatto.
Cala la sera sul golfo e le luci del locale aumentano in proporzione la loro intensità mantenendo sempre un’atmosfera molto soft. Sottolineo ancora una volta la bellezza della location. La cameriera passa a rimpinguare i nostri piattini con dell’altro pane caldo. Molto attenta e simpatica.
Passiamo ai secondi. Io scelgo la Piccola paella del Porteghetto, piccola nel vero senso della parola. Presentazione accurata, il riso è cotto al punto giusto, il sapore discreto, ma la porzione è decisamente scarsa. Troppe finezze di contorno in un piatto che manca di qualità e sostanza.
Mia moglie, invece, decide per il Pescato del giorno con pangrattato aromatizzato, si tratta di un pesce in crosta completamente ricoperto da uno strato di pangrattato ed erbette aromatizzate che lo rende particolarmente gustoso, accompagnato da un’insalatina verde, carote a julienne e pomodorini pachino. Buono.
La nostra cena termina qui. Ci stanno ancora due parole col proprietario e due ottimi caffè.
E’ il momento del conto. Il totale è 90 euro, così distribuito: i gamberoni Kataifi 14 euro; i carpacci 14 euro; la paella 15 euro; il pesce aromatizzato 16 euro; la Ribolla 22 euro; una bottiglia di acqua 6 euro e due caffè 3 euro.
La spesa è notevole, ma soprattutto non proporzionata alla qualità del menù servito, spiccano su tutto i 22 euro spesi per un vino “normalissimo”. C’è da dire, però, che il colpo d’occhio è pazzesco. La posizione e l’atmosfera del locale, il servizio accurato e la gentilezza e simpatia del personale valgono il prezzo del biglietto. E’ doveroso dar loro una seconda chance.
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